
ROOT GUIDE… E NON SOLO
OVVERO
TUTTO QUELLO CHE IL DESIRE FAN CHIEDE (IN ITALIANO) E GLI VIENE RISPOSTO
(IN INGLESE… QUANDO VA BENE) CONFONDENDOGLI ANCORA DI PIÙ LE IDEE!!
REV 18/10/2011 18:17 CET
© trinity1inthematrix
INDICE
I – INTRODUZIONE ..................................................................................................................... 3
II – HTC DESIRE: LIETO DI CONOSCERTI! ..................................................................................... 6
III – LET’S THE SHOW BEGIN ....................................................................................................... 7
IV – BACKUP DEI DATI, FORMATTAZIONE E PARTIZIONE MICROSD ............................................ 9
V – COME ANDARE S-OFF – ROOTARE IL DESIRE ...................................................................... 13
VI – INSTALLAZIONE DI UNA TABELLA DI PARTIZIONE .............................................................. 17
VII – USO DELLA RECOVERY ..................................................................................................... 19
VIII – MINIGUIDE ..................................................................................................................... 22
IX – GLOSSARIO ....................................................................................................................... 30
X – I TRUCCHI DEL NONNO ...................................................................................................... 33
2






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I – INTRODUZIONE
Un nuovo mondo vi attende nelle Colonie Extra-Mondo
Blade Runner
REGOLA N. 1: LEGGETE SENZA SALTARE NULLA! Sezioni della guida che possono sembrare lapalissiane in realtà sono in sistema con tutto quello che precede e/o segue per offrirvi una panoramica quanto più possibile completa di quello che potrete o dovrete fare.
(REGOLA 1 BIS: SEGUITE LE PROCEDURE! Saltare uno step al 99,9% inficia la possibilità di ottenere quello che volete).
… Buongiorno a Te, Fan del Desire! La citazione da Blade Runner (un film cult degli Anni ’80) che vedi qui sopra è solo per metterti sull’avviso che quanto leggerai è tanto intrigante quanto rischioso, perché introduce nel mondo dell’hacking e del modding dell’HTC Desire.
Partiamo proprio dal termine “hacking”. Su Wikipedia leggo:
Il termine hacking è uno dei più inflazionati vocaboli legati all'informatica; avendo accompagnato, fin dall'inizio, lo sviluppo delle tecnologie di elaborazione e comunicazione dell'informazione, ha assunto diverse sfumature a seconda del periodo storico e dello specifico ambito di applicazione; in ambito tecnico, lo si può definire come studio dei sistemi informatici al fine di potenziarne capacità e funzioni.
[…]
Chi fa hacking viene chiamato hacker; […]. Per l'hacker è fondamentale conoscere accuratamente il sistema su cui interviene, per poter essere in grado di adattarlo alle sue esigenze; qualora le informazioni tecniche vengano nascoste da chi realizza il sistema (produttori hardware, ma anche software), l'hacker si dedica alla sua analisi, raggiungendo la conoscenza attraverso la sperimentazione sul campo: l'hacking è visto come uno strumento per ottenere informazioni e conoscenze che, seppur protette, si presumono appartenere alla comunità.
L'hacking può essere visto come un puro strumento e come tale, a seconda di chi lo usa e del motivo per cui lo usa, può assumere valenze positive o negative. Il motivo principale di chi pratica l'hacking è senza dubbio la curiosità, rivolta sia verso i propri sistemi informatici (che si vogliono conoscere col massimo dettaglio), sia verso altri sistemi (che possono contenere informazioni che per qualche motivo si reputano interessanti). È usato anche come strumento di test: società che realizzano sistemi informatici spesso assumono hacker noti per sfidarli a trovare debolezze nei loro sistemi, per dimostrare la loro affidabilità; di tanto in tanto vengono indette competizioni in cui viene premiato chi riesce a violare il sistema. L'affidabilità di questi test, in realtà, non prova l'assoluta robustezza del sistema, ma soltanto il fatto che in un ristretto periodo di tempo chi ci ha lavorato non è riuscito a scoprire alcuna vulnerabilità. La pratica di accedere illegalmente a sistemi altrui (per qualsivoglia motivo) usa mezzi e tecniche proprie dell'hacking, ma se ne differenzia profondamente: mentre l'hacker cerca la conoscenza, il cracker
mira alla devastazione e al furto. Chi pratica l'intrusione informatica semplicemente copiando le tecniche trovate e sviluppate da altre persone sfruttando exploit già pronti, viene chiamato lamer o script kiddie, termini assolutamente dispregiativi.
TIPI DI HACKING
Di seguito sono elencati alcuni tipi di hacking divisi per Sistema Informatico e Funzioni non previste HARDWARE – Incremento delle prestazioni
Ogni componente fisico di un computer (l'hardware) funziona secondo le regole dell'elettronica, conoscendo queste regole è possibile alterarne il funzionamento al fine di ottenere un incremento delle prestazioni; praticamente è possibile alterare la struttura dei circuiti di un componente di un elaboratore elettronico per ottenere prestazioni migliori, che non essendo ancora stato testato dal suo produttore, non viene configurato al momento della vendita.
Esempi possono essere alcuni masterizzatori di CD, che possono essere portati a lavorare al doppio della velocità, 4x, […], oppure alcune schede madri di personal computer su cui […], si possono alterare i parametri di frequenza del processore installato, facendo sì che questo lavori con una maggiore velocità di elaborazione (overclocking, che potrebbe essere accompagnato da un incremento – deleterio – della temperatura […].
ATTENZIONE! Questa pratica forzando un prodotto al di là degli intenti per cui è stato venduto, rende nulla qualsiasi forma di garanzia del produttore.
HARDWARE – Rimozione di limiti di funzionamento
I produttori di componenti elettronici (l'hardware) possono aggiungere funzioni (non necessariamente documentate in fase di vendita) per limitare l'utilizzo di un prodotto a specifiche situazioni, nella pratica è possibile 3
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alterare la struttura dei circuiti di una scheda di un componente di un elaboratore elettronico al fine di rimuovere tali limiti.
Esempi di limite di funzionamento possono essere meccanismi atti ad impedire l'aggiunta al sistema di componenti non certificati oppure atti al controllo dell'originalità dei programmi utilizzati; è possibile escludere tali limiti ma non si fornirà alcuna documentazione di casi reali di questa pratica, potendo essere interpretati dalle case produttrici di hardware e software, come istigazione alla pirateria informatica.
ATTENZIONE! Questa pratica forzando un prodotto al di là degli intenti per cui è stato venduto, rende ovviamente nulla qualsiasi forma di garanzia del produttore.
SOFTWARE – Alterazione della struttura di un programma
Un sistema operativo o un programma (il software) si basa su una strutturata sequenza di operazioni da far compiere all'elaboratore elettronico su cui viene installato; nel caso dei programmi open source questa sequenza di operazioni è volutamente nota e in vari casi anche alterabile liberamente, ma nel software cosiddetto "protetto" o
"proprietario" non viene autorizzata nessuna possibilità di intervento, nemmeno al fine di correggere malfunzionamenti; nella pratica è però possibile modificare il software portandolo a funzionare con una nuova sequenza di operazioni e ottenendo ad esempio il "salto", cioè la mancata esecuzione di un'operazione, di istruzioni di controllo; programmi specificatamente realizzati per alterare la struttura di un programma al fine di rimuovere limiti di funzionamento legati alla relativa licenza, vengono chiamati crack.
ATTENZIONE! Questa pratica può violare la licenza di utilizzo di un software rendendone illegale l'utilizzo, anche se legalmente acquistato. Questa pratica forzando un prodotto al di là degli intenti per cui è stato venduto, rende ovviamente nulla qualsiasi forma di garanzia del produttore.
SOFTWARE – Aggiunta di funzioni ad un programma
Come nel caso precedente la modifica di un software può lasciare completamente intatta la parte originale ed aggiungere esclusivamente nuove funzioni, anche in questo caso sul software "protetto" o "proprietario" tale operazione non è consentita; nella pratica questa operazione è possibile ed uno dei casi più simpatici è stata l'aggiunta della funzione di "ballo jazz" ad un cane robot distribuito da una nota casa produttrice di materiali ludici, tramite inserimento di nuove parti al programma di controllo delle funzioni di questo giocattolo.
ATTENZIONE! Questa pratica può violare la licenza di utilizzo di un software rendendone illegale l'utilizzo, anche se legalmente acquistato.
[…]
…
Eccoci di nuovo insieme. Per tornare un po’ con i piedi per terra, ecco na lista di cosa potete ottenere sfruttando le informazioni contenute in questa Guida:
−
Hardware – Incremento del e prestazioni: SÌ . Le procedure di seguito descritte vi consentiranno –
nella stragrande maggioranza dei casi – di migliorare le prestazioni del telefono, o di alcuni suoi componenti.
−
Hardware – Rimozione dei limiti di funzionamento: SÌ . In alcuni casi verranno sbloccate/abilitate funzioni normalmente non accessibili.
−
Software – Alterazione del a struttura di un programma: SÌ . O meglio: sì E no. In realtà avremo la possibilità di utilizzare programmi la cui struttura è stata da altri modificata.
−
Software – Aggiunta di funzioni ad un programma: SÌ . Ovviamente l’incremento di prestazioni, la rimozione dei limiti di funzionamento hw e l’impiego di programmi ri-strutturati comporteranno, in molti casi, l’aggiunta di funzioni generalmente non previste.
REGOLA N. 2: PAZIENZA! Un po’ di “filosofia” è fondamentale per consentirvi di affrontare con sicurezza procedure complesse (e in alcuni casi un po’ complicate).
Android (il sistema operativo installato sul Desire) è basato su Linux; in quanto tale è open source, cioè è nato con il presupposto di poter essere continuamente modificato (il che ne al unga la sua “vita tecnica”) da chiunque ne abbia voglia (e ovviamente le capacità). Ed infatti, da quando è stato impiegato su terminali telefonici, c’è stato chi si è impegnato (per diletto e non) a modificarlo e migliorarlo.
Anche se le cose stanno cambiando, molti terminali Android sono immessi sul mercato con il bootloader bloccato, cioè senza la possibilità di effettuare – tra l’altro – modifiche al sistema operativo. Ciò però non è stato un freno per i programmatori indipendenti, che hanno sviluppato tecniche per procedere a modifiche via via sempre più 4
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radicali e profonde. È nata quindi una vera e propria comunità che ha lavorato, e continua a lavorare, per semplificare e ottimizzare queste tecniche, oltreché per migliorare quanto fatto dagli sviluppatori ufficiali.
Dal maggio 2010 anche io vivo una parte del a mia vita nel mondo di Android. Acquistato un HTC Desire, mi sono dedicato alla scoperta del terminale, un processo tuttora in evoluzione. Dopo avere smanettato per capire cosa il telefono “fa”, mi sono reso conto che “può fare di più”. Ma per avere il “di più” ho dovuto sfruttare quel o strumento potentissimo che è Internet.
Internet è tanto potente quanto pericoloso: si trova di tutto, ma non tutto quel o che si trova serve o è giusto. E
i “filtri” non sempre aiutano, ma più spesso rendono le cose più complicate di quanto non siano effettivamente.
Inoltre è facile trovare informazioni in inglese, e posso capire che non tutti abbiano la stessa dimestichezza con una lingua straniera che posso avere io (se non altro per necessità di lavoro). Mi sono divertito quindi a cercare informazioni utili per procedere all’hacking (e modding) del telefono, a metterle insieme e renderle un po’ più comprensibili.
Il risultato ce l’avete sotto gli occhi. Non ha la pretesa di essere perfetto, ma penso possa comunque essere di ausilio per caprire i primi concetti, e a stimolarvi ad approfondire gli argomenti descritti.
Mi preme ribadire e sottolineare che la Guida è basata al 99,9% su informazioni reperite da internet, e pertanto (CREDITS) è mio dovere ringraziare tutte le persone che hanno reso disponibili su internet tutte le informazioni che io mi sono limitato ad “aggregare”. Se dovessi citare tutte le mie fonti, la Guida raddoppierebbe di dimensioni… Quindi beccatevi il mio GRAZIE cumulativo. Se non vi sta bene, attaccatevi al tram: non ho elaborato questa Guida a scopo di lucro ma solo per diletto personale e per aiutare chi ha difficoltà a reperire le informazioni in essa contenute, o ad applicarle.
Spero quindi di fare cosa gradita, ed esorto chi legge a tenere sempre e comunque il cervello in posizione di
“acceso”, mantenendo quel ’autonomia decisionale che è giusto che chiunque abbia (il vostro Desire è appunto vostro, e ne fate quello che volete); e a fornirmi consigli e spunti di riflessione, esprimere dubbi o pareri, o se volete anche critiche (purchè siano costruttive), per consentirmi di migliorare la Guida.
REGOLA N. 3: CERVELLO SEMPRE ACCESO! Non seguite bovinamente le procedure. Se avete dubbi, rileggete, chiedete ulteriori delucidazioni, o documentatevi presso altre fonti (REGOLA 3 BIS: GOOGLATE! I motori di ricerca possono essere la vostra salvezza).
Per dubbi o problemi, potete scrivermi:
−
sul forum di telefonino.net relativo al Desire (ma questo lo sapete, perché avrete letto là della mia Guida);
−
all’indirizzo email trinity1.inthematrix@gmail.com (e se avete un account di gmail possiamo chattare per risolvere in real time un vostro problema. L’ho già fatto e nel 100% dei casi il problema è stato affrontato e risolto!
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II – HTC DESIRE: LIETO DI CONOSCERTI!
Avendo passato la quarantina da un po’, sono figlio del a generazione che ha introdotto la tecnologia informatica nell’uso quotidiano: lavoro su un pc già dal 1986, ma il vero affrancamento dalla macchina da scrivere risale al 1990, quando mio padre mi regalò il mio primo computer (un mitico DX486).
La prima versione indipendente di MS Windows (1) è del 1985. Cinque anni era già alla versione 3.0.
contestualmente nasceva al CERN il World Wide Web (WWW). E sempre nel 1990 scomparve ARPANET, la prima rete
“globale” a cui erano connessi oltre 100.000 computers (quando era nata nel 1971 ne univa appena 27!) e fece la sua comparsa il linguaggio HTML. Due anni dopo i computers collegati in rete erano oltre un milione. Nel 1996 10 milioni di computers si parlavano tra di loro. Nel 99 erano 200 milioni. Dieci anni dopo erano quasi un miliardo.
Insomma, quando sono nato come “pc user” ero uno di quel i che spingeva un tasto alla volta e ogni volta che lo spingeva faceva “Oohhhh!. .”. Oggi sono qui a parlarvi di come rootare un HTC Desire (e non solo!).
Insomma, la tecnologia ha fatto passi da gigante, e con essa le generazioni di utenti di computer che si sono succedute si sono “evoluti” di pari passo. Mio figlio, che ha 8 anni, gioca con una Nintendo DS mentre io alla sua età giocavo con il Meccano. La sua mente è una spugna bombardata di stimoli che io neanche concepivo. Ma se sono arrivato a questo punto nonostante la mia veneranda età (rispetto alla maggior parte di chi legge queste parole) è perché ho fatto dei miei errori gli stimoli per migliorare le mie capacità, ho studiato, ho commesso altri errori e ne ho tratto lezioni per migliorarmi ancora.
E se ci sono riuscito io puoi farlo anche tu, Lettore e Fan del Desire: ecco la Guida di Trinity al root del Desire. In essa ci sono mesi di sudore spesi su questo stupendo terminale, che – pur se già superato tecnicamente da altri telefoni – ha ancora qualcosa da dire.
Non ho la presunzione di essere la scienza infusa, ma qualcosina ne so. E una del e cose che so è che al giorno d’oggi si è abituati ad avere tutto e subito, e se quel “tutto e subito” non funziona allora iniziano i problemi. Da neofita del computer, dovevo studiare per i fatti miei, perché la maggior parte degli utenti non erano più esperti di me. Oggi invece si cerca qualcuno che ne sappia più di noi, e non si studia. E non si impara! È per questo che ho pensato di mettere a disposizione le mie pur sempre limitate conoscenze per aiutare chi vuole saperne di più. Ma non si può imparare a guidare una Ferrari semplicemente montandoci sopra e schiacciando l’acceleratore: prima di correre impariamo a camminare. E prima di camminare dobbiamo gattonare e poi alzarci in piedi.
Quindi, iniziamo con il fare conoscenza con questa saponetta chiamata HTC Desire.
Concepito con il nome di HTC Bravo, è il fratello quasi gemello del Google Nexus One (sempre prodotto da HTC) con caratteristiche hardware simili, ma con un’interfaccia chiamata Sense che lo rende unico, ed un mouse ottico (trackpad) a sostituire la trackbal dell’N1. Al Mobile World Congress 2010 viene rinominato HTC Desire. In Italia la commercializzazione inizia ad Aprile 2010, prima solo sui siti web, poi viene estesa agli operatori telefonici e quindi alla grande distribuzione.
Il manuale completo lo trovate qui.
INFORMAZIONI SUL TERMINALE:
SPECIFICHE TECNICHE
CONNETTIVITÀ
SPECIFICHE FISICHE
PRODUTTORE HTC
RETI SUPPORTATE: HSDPA
DIMENSIONI: 119 x 60 x 11.9 mm
NOME DESIRE
WI FI: Sì, standard b/g
PESO: 135g
NOME IN CODICE: BRAVO
BLUETOOTH: Sì, 2.1 + EDR
TIPO TASTIERA: Virtuale
VERSIONE ANDROID PRE-INSTALLATA: 2.1
Eclair (verifica aggiornamenti)
GPS: Sì
SOFWTWARE INCLUSI: DivX, Facebook, FlickR, Twitter,
Exchange
PROCESSORE: Qualcomm QSD 8250, 1GHz
RADIO FM: Sì
MEMORIA RAM: 576 MB
CONNESSIONE USB: MicroUSB
MEMORIA INTERNA: 512 MB
JACK AUDIO: Sì
MEMORIA ESPANDIBILE: Sì, standard
microSD
USCITA HDMI: No
TIPO SCHERMO: 3,7 Capacitivo AMOLED
RISOLUZIONE: WVGA 800×480
FOTOCAMERA: 5 Mpx con autofocus e
doppio flash LED
RIPRESA VIDEO: SÌ
FOTOCAMERA FRONTALE: NO
BATTERIA: 1400 mAh
SENSORI: G-Sensor, Bussola, Prossimità
(1)
Windows 1.0 ebbe scarso successo, perché non forniva un sistema operativo completo, ma era più che altro un’estensione di MS-DOS, con i conseguenti limiti. La versione 2 introduceva a tutti il concetto di multitasking (le famose finestre da cui il nome del sistema), che contribuì ad inasprire le lotte legali tra Windows ed Apple.
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III – LET’S THE SHOW BEGIN
1.
Cominciamo con la Domanda da un milione di euro: COS’È IL ROOT? “Fare il root” significa acquisire i diritti di amministrazione sul telefono, in modo tale da poter operare sul boot sul sistema operativo, per migliorare il sistema medesimo (che non sarà argomento di questa Guida, perché presuppone conoscenze superiori a chi scrive…) o cambiarlo (il che invece sarà l’argomento principale della Guida).
2.
Ma perché fare il root (o “rootare”)? Di seguito argomentazioni a favore e sfavore del root: a.
VANTAGGI:
(1)
possibilità di installare una ROM (sistema operativo) custom;
(2)
possibilità di ottimizzare la capacità del a batteria, mediante le modifiche incluse nella ROM
custom;
(3)
possibilità di modificare la frequenza operativa del processore;
(4)
possibilità di installare moduli radio diversi da quello ufficiale, con benefici sulla capacità di ricezione del segnale telefonico/wifi e di aggancio dei satelliti (gps).
(5)
possibilità di fare un backup completo e del sistema operativo e delle apps scaricate (cosa non possibile all’utente NON root), mediante applicativi specifici, che appunto richiedono il root; (6)
aumento dello spazio a disposizione per le apps che si intende scaricare e installare sul telefono (questo non lo dà il semplice root, ma l’esecuzione di operazioni effettuabili in seguito all’acquisizione dei diritti di amministrazione, come la modifica della tabella di partizione, o la creazione di una partizione di tipo ext sul a microSD, di cui si parlerà nel a guida).
(7)
Implementazione di attività normalmente non consentite dal sw ufficiale, in funzione dell’hw presente sul telefono (per esempio uso del a foto-videocamera per filmati a 720p).
b.
SVANTAGGI:
(1)
Pur essendo Android open source, il DESIRE viene fornito con una versione del bootloader
“bloccata” e con un sistema operativo interconnesso ad un’interfaccia nota con il nome di
“Sense”. I produttori di smartphones vedono le modifiche dell’OS(2) come motivo sufficiente per l’invalidazione del a garanzia, che – a mio avviso – è l’unico svantaggio reale del root. È
opportuno sottolineare comunque che il processo di root è del tutto reversibile. In altre parole, nel momento in cui si fosse costretti ad inviare il telefono in assistenza, è possibile riportarlo alle condizioni di fabbrica, e quindi sfruttare la garanzia.
(2)
Possibilità di “brick”: “mattone” (in inglese), che è quel o che rimane in mano nel momento in cui il nostro splendido telefono diventa inservibile perché si è appunto brikkato (bloccato). Flashare custom roms e più in generale seguire modifiche al sistema può concludersi non nel a maniera desiderata ma in un BRICK.
Pur cercando in rete non sono riuscito a trovare definizioni appropriate del brick. Quel o che ho scoperto e desunto è che esistono diverse casistiche:
(a)
All’accensione (premendo il tasto power) il telefono non si riavvia per niente: è il cosiddetto full brick. Un segnale che qualcosa non funziona è dato anche dalla mancata accensione del led di caricamento (che dovrebbe accendersi di verde o arancione quando collegate il telefono al caricabatteria). Se – seguendo le apposite procedure di emergenza
– non potete accedere alla recovery, il telefono è davvero diventato inservibile. L’unica soluzione è portarlo in assistenza o cambiarlo. Mi risulta che l’unico modo per causare un full brick sia quello di causare un’interruzione di alimentazione in fase di cambio della tabella di partizione, o meglio: un’interruzione del processo di trasferimento dei dati necessari a riscrivere la tabel a di partizione (staccando il cavo USB, oppure a causa del o scaricamento completo del a batteria).
(b)
Il telefono si avvia ma la procedura di boot si ferma ad un certo punto (stuck), oppure il telefono si riavvia ma va in “bootloop” (cioè la procedura di boot si interrompe ad un certo punto e ricomincia daccapo, senza concludersi mai). In questo caso, possiamo parlare di un “semibrick”, risolvibile accedendo al a recovery e riflashando quel o che vogliamo o flashando i files giusti.
In ogni caso la regola è:
(2)
Operating System (Sistema Operativo)
7
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REGOLA N. 4: BATTERIA DEL TELEFONO SEMPRE CARICA AL 100% PRIMA DI ESEGUIRE
QUALUNQUE OPERAZIONE! Durante le fasi di “scrittura” di porzioni del sistema, la batteria del telefono non viene caricata (anche se il telefono è connesso al PC via USB). In caso di errori o di ripetizione di procedure, dovete assicurarvi di avere sufficiente carica residua per ripristinare il telefono ad una condizione di “combat ready”.
REGOLA 4 BIS: MAI STACCARE IL CAVO USB IN FASE DI MODIFICHE DEL SISTEMA!
In sostanza, l’esecuzione di una procedura in maniera sbagliata può causare un semibrick (risolvibile), mentre una batteria che si scarica nel momento meno opportuno (o un cavo USB che si stacca quando non dovrebbe) può rendere il telefono inservibile. Ma come vedete si tratta di osservare poche semplici regole per evitare che ciò accada.
Ho voluto comunque parlarne per mettere sull’avviso chi legge, e per prepararlo psicologicamente a questa possibilità. Non mi stancherò mai di dire che leggere le istruzioni è assolutamente fondamentale, così come è necessario pianificare le attività da eseguire, così da evitare il panico in caso di errori e poter rimediare.
3.
Le procedure per il root sono complesse (in alcuni casi anche complicate) e richiedono:
−
una discreta conoscenza del computer;
−
due palle così (per evitare il panico derivante dall’eseguire male le istruzioni).
In altre parole bisogna essere sicuri di avere compreso (se non dal punto di vista tecnico) almeno la procedura da eseguire, prima di metterla in pratica. Ovvero si tratta di evolvere da “user” ad “advanced user” (la cui differenza sta nel fatto che il secondo comprende – almeno sul piano concettuale – quello che il primo si limita ad fare in maniera pedissequa).
4.
In generale si raccomanda di:
a.
leggere bene ogni step prima di eseguirlo;
b.
stampare la Guida o le singole procedure, in modo tale da non essere costretti ad aprire troppe finestre sul computer, in caso di errori (e minimizzare il panico…).
c.
eseguire il backup dei dati (scoprirete che a seguito del root potrete eseguire backups molto più completi di quelli che vi sono al momento consentiti).
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IV – BACKUP DEI DATI, FORMATTAZIONE E PARTIZIONE MICROSD
1. In questo capitolo ci concentreremo su un’operazione preliminare al root e a qualunque operazione si intenda effettuare sul Desire anche DOPO il root, ovvero PRIMA, o anche se non vogliamo fare questo passo: il backup.
2.
Il backup è un’aggregazione di dati o informazioni che si intende mantenere come copia di salvataggio in caso di danneggiamento o perdita dei predetti dati. Ognuno di noi, nel corso del a vita, si trova a raccogliere passwords, usernames, contatti telefonici, indirizzi, liste di libri o cd da comprare, cose da fare, ecc. Questa mole di informazioni diventa sempre più corposa e difficile da gestire e ricordare, se non la si aggrega in maniera organica. E se la perdiamo o si danneggia ci sentiamo… Persi!
3.
Il backup è quindi utile, a maggior ragione se – come capita quando si eseguono alcune del e operazioni descritte nella Guida – si deve cambiare sistema operativo o si vuole formattare la microSD. In questo senso, è un’operazione preliminare ogniqualvolta si è costretti a (o si vuole) “ripartire da zero”. Vediamo allora cosa e come fare.
4.
All’inizio del a nostra avventura non abbiamo molte possibilità, se non quella di salvare ciò che si trova sulla microSD (essendo formattata in FAT, è visibile da un qualunque pc e basta un “copia e incolla” dei dati in essa contenuti), in particolare i contatti, gli eventi del calendario, gli sms, eventuali documenti o files immagine o musicali. Vediamo come si può fare.
a.
Contatti ed Eventi del Calendario.
(1)
Qui urge una premessa. Il Desire, come tutti i devices Android, è strettamente connesso ad un account gmail, anzi: senza un account gmail non ci fate una benemerita mazza. Ma se lo avete, e lo usate, vi sarete già resi conto che potreste saltare a piè pari questo sottoparagrafo. Ma leggete comunque, non sia mai che scopriate comunque qualche informazione utile.
(2)
Al ora, se avete sfrugugliato un po’ il vostro account da pc avrete visto che include la posta elettronica (la cui veste è sempre piuttosto minimal ma non per questo povera di opzioni), i contatti e le attività (il calendario).
(3)
Quando avete configurato l’account di gmail sul Desire, andate su andate su Menù/Impostazioni/Account e Sincronizzazione, scegliete il vostro account e vi accorgerete che potete sincronizzare i Google Docs, i contatti, le immagini Picasa, il Google reader, Gmail (la posta), e il Calendario (se le voci sono “flaggate”: se togliete il segno di spunta, non verranno sincronizzate). Ogni volta che vi connettete al a rete (a prescindere che lo facciate in wifi o in connessione dati sfruttando la tariffa del vostro operatore), Android verificherà eventuali modifiche ai dati da voi flaggati e le applicherà sia al telefono che all’account.
(4)
Torniamo al ’account come lo vedete sul pc. Se andate in Contatti e cliccate su “Nuovo” (in alto a sx) vedrete che potete inserire un mucchio di informazioni. Creando dei “gruppi” di contatti (“famiglia”, “dottori”, “ristoranti” sono alcuni esempi, ma potete sbizzarrirvi), avrete un’ulteriore classificazione dei contatti. Creando contatti dall’account su pc e sincronizzando da telefono, tutti i contatti creati vanno automaticamente sul telefono. Nel ’eventualità il sistema riconosca possibili omonimie o uguaglianza di dati inseriti in più contatti avrete anche la possibilità di
“collegare” i contatti.
(5)
Analogamente, quando inserite un contatto da telefono e scegliete di inserirlo non nel telefono ma sul ’account gmail, alla successiva sincronizzazione questo contatto verrà aggiunto sull’account stesso. E se modificate o cancel ate un contatto da telefono, ad ogni sincronizzazione le informazioni di quel contatto andranno modificate/cancel ate anche sul ’account vero e proprio.
(6)
In sostanza, qualunque aggiunta/modifica/cancel azione effettuata sia da telefono che da account mediante pc viene appunto sincronizzata sia sul telefono che sull’account (sincronizzazione bidirezionale).
(7)
È intuitivo quindi, che effettuando una semplice sincronizzazione tutti i contatti siano sempre presenti sull’account… Il che, se ci pensate, è una vera e propria forma di backup (8)
Quindi potreste tranquil amente evitare di sincronizzare con altri applicativi (come HTC SYnc o Outlook), anche per evitare di ritrovarvi in quella che definisco la “spirale della morte”: “Ok, ho sincronizzato con Outlook, adesso devo fare il backup di Outlook; ah già, è meglio copiare il backup dei contatti Outlook su una chiavetta… E magari anche sul laptop! Oh czz, devo pure sincronizzare i contatti di Outlook DEL laptop… Però lì ho anche i contatti di lavoro, che non ho sul pc di casa! Al ora devo fare un backup pure di questi… E siccome non sono contento devo mettere 9
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tutto insieme. Quindi dovrò importare i contatti di lavoro del laptop sul pc di casa, e (merda) devo rifare di nuovo il backup; ma porco papero, questo significa che devo pure risincronizzare tutto col telefono!!!”.
È come quando si tende a conservare tutto quel o che passa per le mani (“non si sa mai, un giorno potrebbe servire”) e dopo un paio di anni vi ritrovare pure le linguette delle lattine che spuntano da tutti i pizzi e non vi ricordate più a che czz vi servivano, quindi fate un repulisti che la metà basta… Salvo poi scoprire che – nell’esasperazione più completa – avete buttato pure qualcosa che vi serviva.
Tra l’altro, la sincronizzazione con questi applicativi presuppone che voi abbiate sempre e comunque disponibilità (in caso di eventuale ripristino) anche del pc su cui è installato il sw, perché la sincronizzazione avviene in locale e quindi solo su quel pc. Viceversa, sincronizzando con gmail avreste disponibilità dei vostri dati in qualunque punto del a Terra (vi basterà avere una connessione ad internet).
TIP: leggete, a pagina 57 del Manuale del Desire, il paragrafo intitolato “Eseguire il backup dei contatti nel a scheda di memoria”…
(9)
ATTENZIONE: la sincronizzazione bidirezionale (che è quel a appena descritta) avviene solo se si verificano le seguenti condizioni:
(a)
Avete “flaggato” la voce “Contatti” in Menù/Impostazioni/Account e Sincronizzazione →
Mio account gmail;
(b)
Avete creato un contatto dall’account oppure avete creato il contatto da telefono scegliendo però di inserirlo in “Mio account Gmail” (si può anche decidere di inserirlo solo
SUL telefono, ma in tal caso il contatto sarà residente appunto solo sul telefono e NON
VERRÀ SINCRONIZZATO CON L’ACCOUNT GMAIL).
(10) Tutto quanto detto finora per i contatti vale anche per gli eventi del calendario.
b.
Dati su SD.
(1)
Procedura 1:
(a)
Spegnere il telefono, estrarre la microSD, inserirla in un lettore di schede sul pc e… Il resto lo sapete.
(2)
Procedura 2:
(a)
Connettere il Desire via USB al pc ove intendete salvare il contenuto della SD; (b)
Nel menù a tendina appare l’icona di connessione USB ed il messaggio “USB collegata (Seleziona per copiare file sul/dal tuo computer”. Cliccate sul messaggio.
(c)
Nel a schermata che appare c’è un bel tastone virtuale con su scritto “Attiva archivio USB”; cliccateci sopra, e poi, al warning successivo, confermate (niente di che: dice che se attivate l’archivio USB alcune apps possono bloccarsi o non essere disponibili. È tutto normale).
(d)
Dopo qualche secondo avrete la possibilità di aprire la SD da pc e… Il resto lo sapete!
(3)
Visto come fare, vediamo cosa salvare. Se volessi essere sintetico direi: anche questo lo sapete.
Per aiutarvi posso dire invece: copiate tutti i dati che volete, prestando attenzione al fatto che alcune cartel e sul a SD sono state create da alcune apps che avete installato, o dal sistema stesso. In ogni caso potete esplorare l’archivio come una normale cartel a con sottocartel e e copiare tutto ciò che volete (mp3, immagini, foto scattate…).
c.
SMS: Non mi risulta che l’app di default del Desire possa effettuare un backup degli sms, ma ci sono comunque apps scaricabili dal Market che lo consentono. Ne cito giusto un paio: “Sms Backup and Restore” e “GO SMS”. Entrambe sono free, la prima si limita al backup degli sms, la seconda è – tra l’altro – un valido sostituto dell’app Messaggi.
d.
Analogamente, è possibile effettuare il backup dei contatti mediante apps scaricabili dal Market (come GO Contacts, che crea un file .vcf sulla SD).
5.
Esaurito l’argomento backup dei dati personali, vediamo cosa si può invece fare dopo aver ottenuto il root.
6.
Disponendo del root si può effettuare il:
−
backup delle apps scaricate dal Market (senza questa possibilità, se avete “piallato” il Desire potete solo riscaricarle dal Market), mediante applicativi, il più rappresentativo dei quali è Titanium Backup;
−
NANDROID Backup, ovvero un’immagine del contenuto sw del telefono (non del a SD), che – in caso di necessità – consente di riportare il telefono ad una condizione precedente ad un eventuale malfunzionamento del sistema operativo.
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Di entrambe le possibilità si parlerà più diffusamente in seguito, come si parlerà in seguito del “ripristino” di un NANDROID backup.
7.
Un caso a parte è quel o del ripristino del e apps mediante Titanium Backup. Se la possibilità di bypassare il market in sede di ripristino delle apps è da considerasi ottima, non bisogna comunque sottovalutare i problemi connessi. Sinteticamente: Titanium Backup crea – in apposita cartel a su SD – un backup per ogni app (per la precisione più files per ogni backup). Volendo si può fare il backup dei dati del ’app (cioè eventuali settaggi specifici). Ma una cosa che non viene memorizzata è la posizione (memoria interna o SD o partizione ext) del ’app al momento del backup. Quando se ne effettua il ripristino, TB di default ripristina l’app nel a memoria interna del telefono, il che può creare qualche problema. Mi spiego con un esempio di un caso successo a me di recente:
−
Situazione di partenza: ROM Oxygen 2.1.1, SD 8GB con partizione ext da 512MB (una porzione del a SD
partizionata appunto in formato ext… Ne parleremo diffusamente in seguito). Decido di ripristinare un nandroid backup.
−
Il sistema operativo (ovviamente) viene ripristinato correttamente, ma SENZA tutte le apps scaricate, perché il nandroid da me ripristinato era quel o fatto subito dopo aver flashato la Oxy 2.1.1 (io faccio il nandroid backup subito dopo aver flashato una ROM/aggiornamento).
−
Inizio il ripristino delle apps mediante TB (erano 205 apps…).
−
Ad un certo punto, TB mi dice che non c’è più spazio, e che quindi non posso continuare il ripristino se prima non ne libero un po’. Dopo un paio di moccoli, mi fermo a riflettere e mi chiedo: ma come? Prima avevo 205 apps e ancora spazio disponibile (tra la memoria interna e la ext), e adesso, quando me ne mancano ancora 80 e passa, non ho più spazio? Cosa è cambiato?
−
Verifico lo spazio disponibile e vedo che mentre la ext è praticamente intonsa, la memoria interna del telefono è quasi esaurita (Oops).
−
Per risolvere, vado in gestione applicazioni e sposto alcune di quel e più grandi sulla SD, quindi concludo il ripristino delle apps3.
In sostanza, cosa è successo? Che il modo di installare le apps da market non è lo stesso usato da Titanium Backup per ripristinare un backup: mentre scaricando dal market, il sistema operativo gestisce in automatico l’installazione, decidendo autonomamente e automaticamente se mettere l’app nella memoria interna del telefono, sulla SD o nella memoria ext, TB parte con il ripristino direttamente nella memoria interna, ma quando questa si esaurisce non passa automaticamente alla ext.
Ecco perché consiglio di – una volta installata una nuova ROM – di scaricare di nuovo le apps dal market e di limitare l’uso di TB ad un ripristino di emergenza (quando magari non abbiamo una connessione disponibile).
8.
UPDATE: l’ultima volta che ho piallato il telefono e cambiato ROM, ho notato che una volta inseriti i dati di accesso al ’account gmail, è apparsa un messaggio che mi chiedeva se volevo ripristinare tutto quanto quel o che era stato backuppato su google. Senza leggere bene, ho detto di sì e… Magia! È partita l’installazione delle apps che avevo precedentemente sul telefono!! Però l’installazione è stata parziale, non ho capito bene perché. Mi riservo di approfondire l’argomento e farvi sapere appena ne so qualcosa di più.
9.
Come si è visto dal titolo del capitolo, c’è un altro argomento che voglio affrontare prima di addentrarmi nel a spiegazione di procedure più complesse: la partizione del a SD.
a.
Questo step non rientra propriamente nel a fase di backup ma, come si vedrà in seguito, può tornare utile eseguirlo PRIMA di proseguire nel root.
b.
Essendo basato su Linux, Android può gestire partizioni di memoria diverse dalla classica FAT di Windows. E mentre Windows vede solo le partizioni create IN Windows, linux le vede TUTTE.
c.
Flashando custom ROMs è facile incappare – leggendo i relativi threads – in parole come A2SD,
“Darktremor”, “ext2-3-4 support”. Che significa? Significa che quel a ROM supporta partizioni linux e le usa! Come? Semplice: le mette a disposizione come memoria aggiuntiva per installare apps! Figo, no?
d.
Per creare una partizione di questo tipo, si dovrà rimodulare lo spazio della SD, ed essendo necessaria una partizione di linux, lo si dovrà fare in ambiente linux.
e.
Per chi non ha linux installato sul pc o non lo sa usare, ecco una procedura semplice semplice.
(3)
In seguito ho scoperto che c’era un modo migliore: entrare in Titanium Backup e scegliere l’opzione “Sposta le apps utente nel a scheda SD”. La differenza tra le due metodologie sta nel fatto che lo spostamento mediante Gestione applicazioni provoca lo spostamento nel a memoria FAT del a scheda SD, mentre TB sfrutta eventuali scripts presenti nel a custom rom (come A2SD, di cui parleremo diffusamente più avanti) e quindi sposta le apps nel a eventuale partizione EXT del a SD (e per apprezzare meglio la differenza vi esorto ad approfondire la questione nel ’apposito capitolo).
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(1)
Punto di partenza è il concetto che la SD, di default, dispone di un’unica partizione, nel formato detto FAT. Noi dobbiamo crearne una in formato ext, riducendo ovviamente lo spazio a disposizione della FAT.
(2)
Decidete le dimensioni della nuova partizione (TIP: 512MB, 1GB o 2GB. MAI ANDARE OLTRE).
(3)
Calcolate con esattezza le dimensioni in MB che volete dare alla partizione ext e di conseguenza le dimensioni della partizione FAT (che sarà la PRIMA partizione a dover essere creata – se non sapete come fare i calcoli andate nel Capitolo “I trucchi del nonno”).
(4)
Scaricate Ubuntu da qui (okkio alla versione 32/64 bit) e masterizzate il file immagine scaricato su un cd. Inserendo il cd così masterizzato nel lettore e seguendo le istruzioni passo passo, ad un certo punto del a procedura si avrà la possibilità di installare permanentemente linux sul pc oppure di provarlo. Se non volete perdere troppo tempo scegliete la seconda opzione.
(5)
Una volta concluso l’avviamento di linux (attualmente la distro 11.10), inserite la MICROSD nel lettore di schede del pc.
(6)
Il desktop di Ubuntu presenta una serie di icone sulla sinistra. Cercatene una grigia con una lente di ingrandimento al centro ed il segno + al ’interno del a lente (se non la vedete dovete spostare il mouse sopra le icone e farle “scorrere” verso l’alto, perché l’icona potrebbe trovarsi “nascosta” in basso): questa dà accesso alle “applicazioni”. Si aprirà una finestra: cliccate sull’icona “Gestore dischi” (o cercatelo scrivendo nel ’apposita finestra di ricerca).
(7)
Ora si aprirà una ulteriore finestra con il disco principale e tutte le periferiche come la vostra microSD. Cliccando sulla MICROSD apparirà, nella porzione destra della finestra, tutta una serie di opzioni/azioni.
(8)
Cliccate su:
E quindi su:
Alla fine di questi due procedimenti, formattate l’unità.
(9)
Adesso rimane solo da creare le due partizioni. Tutto lo spazio del a MICROSD non è allocato (sotto la scritta “Volumi” apparirà un unico blocco di colore blu chiaro con al suo interno la scritta
“libero” e le dimensioni dell’unità. Ipotizzando di avere una MICROSD di 8GB e di voler creare una partizione ext di 1GB, procedete come segue:
(a)
Cliccate sul blocco blu e scegliete “Crea partizione”: il tipo dovrà essere FAT. Le dimensioni possono essere modificate o con la barra o scrivendo le dimensioni (che abbiamo calcolato in precedenza) nel ’apposito spazio. Se volete, assegnategli un nome. Cliccate “Crea” e attendete che completi l’operazione. Noterete a questo punto che il blocco blu chiaro avrà ridotto le sue dimensioni ed apparirà a destra un blocco di colore bianco.
(b)
A questo punto, scegliete la parte bianca (non ancora allocata). Clicchiamo su “Crea partizione” e ripetiamo lo stesso procedimento scegliendo però il formato ext (ext 2, o ext3 o ext4). Quanto alle dimensioni non sarà necessario modificare nul a: sono quel o che rimane dopo aver impostato le dimensioni della partizione FAT. Anche qui, se volete, potete dare un nome al volume.
(10) IMPORTANTE: Una volta completata questa operazione dovrete clikkare su ognuna del e partizioni e scegliere di “Montare il volume”.
(11) Adesso avete una MICROSD correttamente partizionata in FAT ed ext.
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V – COME ANDARE S-OFF – ROOTARE IL DESIRE
1.
Rootare, o “fare il root”, significa acquisire diritti di amministrazione su parti del telefono normalmente non accessibili (e quindi non utilizzabili), per poi procedere all’installazione di custom recoveries, custom ROMs, ovvero di fare un nandroid backup. Per facilitarvi nel a comprensione, di seguito alcune semplici definizioni (4): a.
CUSTOM RECOVERY: tool che permette di accedere al boot del telefono. Avete mai premuto DEL o F8
sul vostro pc in fase di accensione? Se lo avete fatto avrete sicuramente avuto la possibilità di entrare appunto nel boot e di settare alcuni parametri (come per esempio la priorità nella lettura delle periferiche: prima il lettore cd, poi l’harddisk, e così via). L’installazione di una custom recovery è il passo fondamentale per poter flashare qualunque cosa.
Se in passato si doveva eseguire una procedura piuttosto macchinosa (e che per la sua relativa semplicità poteva portare al brick del telefono senza possibilità di sbloccarlo), adesso esistono tools che automatizzano la maggior parte del a procedura.
b.
CUSTOM ROM: si tratta di un “sistema operativo” sviluppato da qualcuno che vuole qualcosa di diverso da quel o fornito da HTC o dagli altri produttori di telefoni Android.
Al riguardo una precisazione: Android è uno solo (nel e sue varie versioni: Froyo, Gingerbread, tra poco Ice Cream…); HTC, LG o SAMSUNG non fanno altro che sviluppare interfacce che si aggiungono ad Android (per l’HTC si parla di “Sense”).
c.
NANDROID BACKUP: è un’immagine completa del sistema operativo ad un dato momento. In caso di problemi con una custom ROM che avete flashato, se avete un nandroid backup potete rientrare in recovery e flashare il nandroid backup: è come eseguire un ripristino di Windows! È una procedura quantomeno fondamentale, ma eseguibile solo dopo avere fatto il root.
2.
So che questo capitolo – il più importante e rischioso di tutta la guida – ha creato dubbi nel e sequenze logiche delle operazioni da eseguire. Il titolo (il primo a creare dubbi) è comunque corretto, nel a considerazione che le ultime novità in fatto di root e S-OFF prevedono l’uso di un sw (Revolutionary) il cui scopo principale è mettere il telefono S-OFF e, IN OPZIONE, di fare il root.
3.
Mi spiego meglio:
−
[avere il] Root: vuol dire ottenere diritti di amministrazione sul sistema superiori a quanto previsto per un utente “standard”, ma comunque sempre parziali;
−
[andare] S-OFF: con questo si hanno diritti di amministrazione pressochè completi.
La condizione necessaria (ed in alcuni casi sufficiente) per cambiare rom è quella di avere il root.
Con il moltiplicarsi del e roms, la loro dimensione è spesso aumentata, tanto che dette roms non entravano più nella tabella di partizione standard. È stato quindi necessario procedere ad una modifica del a tabel a di partizione (si veda il capitolo seguente per tutti i dettagli del caso). Ma per instal are la tabella di partizione adeguata al a rom che si intende flashare è necessario disporre di tutti i diritti sul telefono, ovvero è necessario che il telefono sia S-OFF. E per andare S-OFF bisogna comunque avere il root.
Inoltre – con il rilascio di Gingerbread 2.3.4 ufficiale, il Desire può trovarsi in due condizioni distinte che implicano la necessità di seguire due strade (distinte), sia per il root che per andare S-OFF.
La storia si complica un pochino se avete un Desire brandizzato…
Ma facciamo ordine, e partiamo con il root.
Come punto di partenza ipotizziamo i seguenti casi:
CASO 1: IL DESIRE NON HA FROYO UFFICIALE, CIOÈ UN SW INFERIORE A 2.X (potreste essere in questa situazione se avete comprato un Desire No Brand tempo fa e non avete mai eseguito gli aggiornamenti OTA, oppure se avete un Desire Brandizzato, i cui aggiornamenti avrebbero dovuto essere rilasciati dal gestore che ha brandizzato il telefono)
CASO 2: IL DESIRE HA FROYO UFFICIALE, CIOÈ UN SW 2.1.X O 2.2.X (potreste essere in questa situazione se avete un Desire No Brand ed avete eseguito un aggiornamento OTA PRIMA che venisse rilasciato Gingerbread ufficiale, oppure con un Desire brandizzato sul quale avete eseguito un eventuale aggiornamento rilasciato dal gestore che ha brandizzato il telefono) I casi 1 e 2 differiscono SOLO per la necessità di scaricare una differente versione del sw per il root, (4)
Per ulteriori dettagli ho inserito un dizionario alla fine della guida.
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quindi verranno trattati insieme.
PROCEDURA:
1.
Prima di eseguire qualunque operazione:
a.
Assicuratevi che la batteria sia carica ALMENO al 75% (meglio se con una carica superiore); b.
(sul telefono) andate in Impostazioni → Applicazioni → Sviluppo e flaggate le voci Debug USB e Origini Sconosciute.
2. Scaricate:
a. Se avete un terminale NON aggiornato a Froyo ufficiale: Unrevoked 3;
b. Se avete un terminale AGGIORNATO a Froyo ufficiale: Unrevoked 3 v3.2.
3.
Scaricate e installate HTC SYNC dal sito ufficiale. Cioò serve solo per instal are i drivers HTC (che vengono installati automaticamente), quindi:
4.
Disinstallate HTC SYNC (fidatevi: l’installazione serve solo per installare i drivers) ma lasciate installati i drivers.
5.
Decomprimete Unrevoked (quel o adeguato al vostro caso) in una cartella (meglio sul desktop). Al suo interno troverete – tra l’altro – un file html chiamato “hboot driver”. Aprite l’html: vi troverete una procedura per installare i drivers corretti per il vostro Desire.
6.
A questo punto avete fatto tutto quel o che serve per far riconoscere il telefono al pc. RIAVVIATE IL PC
(IMPORTANTE).
7.
Collegate il telefono al pc via cavo USB (usate una presa USB posteriore). Potete lasciarlo in modalità carica.
8.
Lanciate il file reflash package che trovate nel a cartel a dove avete scompattato Unrevoked (ricordate di farlo con privilegi di amministrazione – tasto destro sul file ed “esegui come amministratore”).
9.
Non toccate il cel ulare, la procedura dovrebbe durare un minuto, ed il telefono si riavvierà più volte; al termine vedrete la scritta DONE ed il telefono si riavvierà definitivamente e completamente.
ORA IL VOSTRO DESIRE HA IL ROOT.
N.B.: PER CHI UN DESIRE BRANDIZZATO, la procedura seguita finora non è comunque sufficiente per poter flashare una rom custom. Dovete anche creare una goldcard (5). Di seguito la procedura: 1.
PRE-REQUISITI:
a.
Una micro SD formattata (in FAT32 – da trasformare in “Goldcard”);
b.
Android SDK installato su PC (scaricabile da qui);
c.
HxD Hex Editor (scaricabile da qui).
2.
Inserite la micro SD nel vostro smarthphone e avviatelo
3.
Aprite il terminale DOS (Start → Esegui → digitate cmd), e andate nel a cartel a tool del ’SDK; 4.
Digitate (senza le virgolette): “adb shell cat /sys/class/mmc_host/mmc1/mmc1:*/cid” e premete invio.
Dovreste ricevere come risposta un numero
abbastanza lungo tipo:
532600bd227d9c0347329407514d5402.
5.
Copiate il numero, visitate questa pagina e incollate il numero ottenuto sopra e premete submit.
Dovreste ottenere come risposta un altro numero lungo.
6.
Copiate questo secondo numero, visitate questa pagina, incollate il numero ottenuto al punto 5 e inserite il vostro indirizzo email.
7.
Aprite l’Hex Editor scaricato prima (sotto Windows Vista e Windows 7 dovete cliccare col destro ed eseguire il programma come amministratore).
8.
Selezionate “Extra” dal menù e scegliete “Open Disk”. Sotto physical disk selezionate “Removable Disk” (la vostra microSD), deselezionate “Open as Readonly” e cliccate OK. N.B. dovete selezionare “physical disk” e NON “logical disk”.
9.
Selezionate di nuovo “Extra” e scegliete “Open Disk Image” e aprite la goldcard che avete ricevuto via email.
10. Dovreste avere due schede, una del vostro disco rimovibile e l’altra la goldcard che avete ricevuto via mail. Premete OK su “Sector Size” del prompt (selezionando (Hard disks/Floppy disks))e premete OK.
11. Cliccate sulla scheda del a goldcard. Selezionate “Edit”, “Select Al ”, riselezionate “Edit” e questa volta scegliete “Copy”.
12. Cliccate sulla scheda del disco rimovibile. Evidenziate dal a linea 00000000 fino al a 00000170 (inclusa), selezionate “Edit” e cliccate su “Paste Write”.
(5)
Una “goldcard” è una microSD utilizzata in alcuni Android per poter flahsare alcuni dati non certificati. Questa goldcard viene utilizzata generalmente per sbrandizzare terminali come quel i venduti da T-Mobile ma può essere usata anche per ottenere i permessi di ROOT in alcuni modelli come il HTC Desire.
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13. Cliccate su “File”, selezionate “Save”, e accettate l’avviso di pericolo.
ORA LA VOSTRA GOLDCARD È PRONTA E POTETE FLASHARE QUELLO CHE VOLETE ANCHE SUL
VOSTRO DESIRE BRANDIZZATO.
CASO 3: IL DESIRE HA GINGERBREAD UFFICIALE, CIOÈ IL SW 2.3.4 (siccome non mi risulta che i gestori italiani abbiano rilasciato un aggiornamento con Gingerbread, si fa qui riferimento solo a Desire No Brand sui quali avete eseguito l’ultimo aggiornamento OTA). In questo caso, il vostro hboot differisce da quelli installati sui Desire con versioni di Android precedenti, quindi l’unico sistema che potete (e dovete) seguire è quel o sviluppato dal Team Revolutionary. Ora, seguitemi: Revolutionary nasce per andare S-OFF e – IN OPZIONE – consente di ottenere il root. Mi spiego: revolutionary mette il telefono in S-OFF
flashando una recovery temporanea. Ciò non vi fa ottenere il root. Ma c’è un file, scaricabile opzionalmente, ed una procedura per instal are un recovery permanente e quindi dandovi i permessi di root. Quindi la procedura che descriverò serve A) per andare S-OFF e B) (se la seguite fino in fondo) per avere i permessi di root.
PROCEDURA:
1.
Prima di eseguire qualunque operazione:
a.
Assicuratevi che la batteria sia carica ALMENO al 75% (meglio se con una carica superiore); b.
(sul telefono) andate in Impostazioni → Applicazioni → Sviluppo e flaggate le voci Debug USB e Origini Sconosciute.
2.
Scaricate ed installate questi HTC fastboot drivers
3.
Andate alla pagina ufficiale di Revolutionary www.revolutionary.io
4.
Scaricate il tool Revolutionary per windows tramite il link circa a metà pagina web.
5.
[assicuratevi di avere java script enabled] Quando cliccate sul link per il download appare un box blu con alcuni campi da compilare:
a. Sistema operativo in uso;
b. Dispositivo da sbloccare;
c. Versione HBOOT;
d. Serial Number (avvia Revolutionary per conoscerlo e ricopialo, quindi lascia attivo Revolutionary) 6.
Una volta compilato tutto cliccate su “Generate key” per ottenere il codice da inserire su Revolutionary e completare la procedura
7.
Adesso che il device è sbloccato in S-OFF ti verrà anche chiesto di instal are automaticamente la ClockworkMod Recovery, accetta digitando la lettera Y;
8.
Scaricate su-2.3.6.3-efgh-signed.zip (box giallo in fondo);
9.
Copiatelo nel a MicroSD del telefono;
10. Riavviate il telefono in Recovery (qui maggiori informazioni) e fate un Backup completo (non obbligatorio, ma vivamente consigliato)
11. Selezionate " instal zip from sdcard" –> " choose zip from sdcard" –> " su-2.3.6.3-efgh-signed.zip" –>
“Yes – instal su-2.3.6.3-efgh-signed.zip”
12. Terminata la procedura di flashing, riavviate il telefono (puoi verificare con questo).
ORA IL VOSTRO DESIRE è S-OFF ED HA IL ROOT PERMANENTE
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4.
PROBLEMI COMUNI E DOMANDE
−
Perché devo fornire il mio numero seriale?
Il numero seriale serve a generare la beta key unica per usare Revolutionary
−
Perché ho bisogno di una beta key?
Il meccanismo della beta key è stato introdotto perché – se si verifica qualche problema (come un brick) possiamo smettere di generare beta keys per impedire che il problema coinvolga altri utenti.
−
Non voglio dare il mio numero seriale!
Va bene, i rilasci stabili di Revolutionary non richiederanno una beta key, ma trascorrerà un bel po’ di tempo prima del rilascio di una versione stabile di Revolutionary.
−
Revolutionary mi dà il root?
No. Dovrai flashare questo file zip da recovery.
−
Quindi che cosa fa?
Revolutionary ti darà l’S-OFF o mediante un HBOOT “patchato” o cambiando l’impostazione secureflag su “off” sul telefono stesso. Ciò dipenderà in particolare dal telefono che hai. In opzione e aggiunta Revolutionary rimpiazzerà la recovery stock di Android con una “custom” che aggiunge molte features, tra cui la possibilità di eseguire “nandroid” backups, di flashare custom ROMs, ecc..
−
Questo disabiliterà permanentemente la NAND flash sul mio telefono?
Sì. La configurazione di default del tool disabilita la sicurezza del telefono, che disabilita anche i blocchi NAND messi nello storage dal bootloader.
−
Sono richiesti drivers particolari?
Su Linux è tutto nel programma. Per Windows si dovranno scaricare i fastboot drivers disponibili qui.
−
Sono in Linux e non vedo il mio telefono!
Esegui il programma con permessi di root o aggiungi le opportune regole al file /etc/rules.d/51-android.rules. Le istruzioni sono disponibili nel website Android Developers.
−
Il programma si blocca a “waiting for the system to settle.” – O – il programma dice “Communications with phone unexpectedly interrupted.”
Disinstalla ogni programma che può connettersi al telefono via USB ed effettuare sync automatici. In particolare ci sono interferenze con HTC Sync e Doubletwist. Se la disinstallazione non sortisce effetti prova a reinstallare i drivers (o usa Linux che non ha problemi di USB stuck).
−
Titanium Backup dice che non sono rootato, anche se ho eseguito Revolutionary e flashato lo zip per il root da recovery.
Installa Busybox dal Market.
−
Dove posso avere supporto?
Essendo questa procedura ancora sperimentale vorremmo ridirigere gli utenti al nostro canale IRC
channel. Se avete già un client IRC connettetevi a irc.freenode.net, channel #revolutionary. Se non lo avete potete usare il client .
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VI – INSTALLAZIONE DI UNA TABELLA DI PARTIZIONE
QUANTO DESCRITTO IN QUESTO CAPITOLO PRESUPPONE CHE SI ABBIA GIÀ IL ROOT
1.
Cercherò di essere il più sintetico possibile, per evitare di ingenerare più dubbi di quanti non se ne abbiano già.
2.
La ROM con cui nasce il Desire è installata nella memoria interna del telefono, che è divisa in tre distinte porzioni (note come “partizioni”):
−
/system: questa porzione è quel a ove è presente il sistema operativo;
−
/cache: è la porzione di memoria destinata al a cache (non devo spiegare cos’è la cache, vero?. .);
−
/data: è la porzione di memoria lasciata libera per l’installazione di apps.
L’insieme di queste partizioni si chiama TABELLA DI PARTIZIONE. La tabel a di partizione standard (detta
“stock”) è dimensionata come di seguito riportato:
−
/system:
250MB;
−
/cache:
40MB;
−
/data:
147MB.
3.
Quando rimane solo il 15% circa della partizione /data, il telefono avvisa che non c’è più spazio libero per installare apps. Una prima soluzione, fornita da HTC è stata quel a di consentire lo spostamento del e apps (in realtà una parte del e apps) sul a SD. Ma la soluzione è solo parziale, perché prima o poi ci si trova nelle medesime condizioni, ovvero si è costretti a disinstal are qualche app, con conseguente incazzatura.
4.
Inoltre, con il moltiplicarsi delle custom ROMs, è emerso che le dimensioni della /system e della /cache potevano essere rimodulate (per esempio togliendo tutto ciò che riguarda l’interfaccia Sense oppure alcune apps/wallpapers o suonerie di sistema), aumentando in tal modo la partizione /data per le apps.
5.
Il team alpharev ha così sviluppato tabelle di partizione differenti in funzione della ROM che si vuole flashare.
Ecco quali sono le tabelle di partizione al momento disponibili:
Name
/system
/cache
/data
Bravo Stock 1.8
250MB
40MB
147MB
Bravo N1Table
145MB
95MB
197MB
Bravo Data++
180MB
5MB
252MB
Bravo Sense
180MB
40MB
217MB
Bravo Oxygen r2
100MB
5MB
332MB
Bravo CM7 r2
145MB
5MB
287MB
6.
Quando si flasha una custom ROM, solo le partizioni /system e /cache vengono interessate, il che vuol dire che la tabel a di partizione stock è (tecnicamente) buona per qualunque ROM, dato che le dimensioni della /system e del a /cache del e altre tabel e (fatta eccezione per la N1 Table, che ha la /cache di 95MB) sono di dimensioni inferiori a quelle della tabella stock.
7.
Analogamente, flashando (per esempio) la tabel a Data++, si aumenterà sì lo spazio a disposizione per le apps, ma nel contempo ci si precluderà la possibilità di flashare una ROM che ha necessità di /system e /cache pari alla tabel a Stock.
8.
Inoltre, impiegando tutte le tabelle differenti dalla Stock, dalla N1 e dalla Sense, si sappia che per flashare il modulo “radio” si dovrà procedere via ADB (cioè non lo si potrà fare da recovery), in quanto la procedura di radio flashing richiede una maggiore quantità di cache.
9.
In sostanza, per valutare la necessità o l’opportunità di modificare la tabel a di partizione (che – come si vedrà –
è un’operazione non complicata ma comunque laboriosa), suggerisco – una volta orientati su una ROM –
di leggere bene i post riservati al dev, dove sicuramente si trovano informazioni relative alla tabel a di partizione da usare (e se è necessaria o solo opportuna)
10.
METODI PER FLASHARE UNA TABELLA DI PARTIZIONE
Sul sito di alpharev, per ogni tabel a di partizione, ci sono due files scaricabili, un .img e un .zip. Immaginiamo di voler flashare la ROM Oxygen (i metodi descritti di seguito sono uguali per ogni tabel a di partizione che si vuole flashare, basta scaricare il file corrispondente). A seconda di quale file si vuole utilizzare, bisogna farlo con un diverso sistema:
a.
METODO VIA ADB:
(1)
Scaricare il pacchetto “Android SDK tools” da qui;
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(2)
Scaricare il file bravo_alphaspl-oxygen.img, e salvarlo nella cartella di sdk tools sul pc, facendo attenzione che l’MD5SUM sia corrispondente a quel o listato sul sito (un metodo di verifica si trova qui); (3)
Effettuare una nandroid backup (ho già detto che si suppone che telefono sia già rootato…); (4)
Spegnere il telefono e riavviarlo in fastboot mode (bootloader);
(5)
Connettere il telefono alla presa USB del pc;
(6)
Aprire la shell dei comandi (in windows: Start/Esegui e digitare cmd); (7)
Utilizzando i comandi dos si deve andare nel a cartel a ove ci sono i files dell’Android sdk tools e digitare fastboot devices (comando che chiede di verificare quali devices si “vedono”); (8)
Se appare il seguente messaggio:
List of devices attached
HTXXXXXXXXXX
device [ID del telefono]
avete la conferma che il vostro telefono è correttamente connesso e pronto a ricevere ulteriori comandi da ADB (6).
(9)
Digitare fastboot flash hboot bravo_alphaspl-oxygen.img ( 7 ). Parte quindi il processo di installazione del a tabel a di partizione.
(10) Completato il processo digitare fastboot reboot-bootloader; (11) Digitare quindi fastboot erase cache;
(12) Disconnettere il telefono e riavviare in recovery;
(13) Fare un wipe completo (cache, dalvik cache, data/factory reset);
(14) Sempre in recovery mode, flashare la ROM (che si sarà precedentemente copiata nella root della sd).
b.
METODO VIA FASTBOOT: questo metodo prevede l’uso del file .zip (nel caso della tabella di partizione Oxygen il file è “PB99IMG_bravo_oxygen.zip”).
(1)
Una volta salvato su pc, rinominarlo “PB99IMG.zip” e copiarlo nel a root del a microSD; (2)
Spegnere il telefono e riavviarlo in modalità fastboot (bootloader);
(3)
Il fastboot dovrebbe vedere automaticamente il file PB99IMG.zip e chiedere se lo si vuole flashare. Rispondere di sì. Parte quindi il processo di installazione del file. Una volta completato, la tabel a di partizione sarà modificata.
Ora avete il root, siete s-off, avete la tabel a di partizione giusta per la ROM che volete flashare e avete la recovery che vi serve per flasharla.
Siete pronti per l’ultimo grande passo: l’installazione della ROM tanto attesa.
… Ah, no, c’è un'altra cosa importante da fare: SCARICARE LA ROM CHE INTENDETE FLASHARE! Sembrerà lapalissiano, ma siccome chi scrive – la prima volta – si è fatto prendere dall’euforia di avere fatto il root che è andato in recovery e non ha trovato la ROM da flashare nel a sd, perché si era dimenticato di scaricarla, non diamo nulla per scontato. Il file (in formato .zip) non deve essere decompresso, ma semplicemente copiato così com’è nella root della microSD (può anche essere copiato in altra sottocartel a, ma è opportuno metterlo nella directory principale per ridurre al minimo le operazioni da fare quando si è in recovery mode. Una volta ginnasticati potrete metterla dove volete).
(6)
Ciò non è del tutto vero: a me non appare un caxxo, ma il mio Desire è effettivamente connesso e accetta i comandi. Quindi, anche se non vi appare nulla, procedete comunque nel a procedura: al a peggio vi appare nel a shel “Waiting for device”.
(7)
Attenzione: non avendo dimestichezza con i comandi dos, spesso si ottengono messaggi di errore perché non si commettono semplici errori di digitazione. Ovviamente, se si vuole flashare una diversa tabella di partizione, al posto di “bravo_alphaspl-oxygen.img” bisogna digitare il relativo nome del file che si vuole installare.
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VII – USO DELLA RECOVERY
N.B. PRIMA DI ESEGUIRE QUALUNQUE OPERAZIONE DESCRITTA DI SEGUITO ASSICURARSI:
−
DI AVERE LA BATTERIA CARICA, O COMUNQUE CON NON MENO DELL’85% DI CARICA (ci sono procedure che possono durare diversi minuti (8));
−
DI AVERE SUFFICIENTE SPAZIO SULLA MICROSD (ALMENO 500MB, MA PER ANDARE SUL SICURO È OPPORTUNO
AVERE 1GB LIBERO).
[questi sono i tipici errori da noob che possono condurre ad errori anche gravi, come un’interruzione dell’alimentazione del telefono procedure durante…]
1. Per accedere alla recovery di sistema ci sono 3 modi possibili, a seconda del livello di root a cui siete:
−
1° LIVELLO (senza root): di questo (almeno per il momento) non parlerò proprio. Se pensate di partire da qui, avete bisogno di un dottore, non di una Guida. Quindi, passiamo direttamente al
−
2° LIVELLO (root eseguito e ROM manager instal ato dal market): aprite ROM manager e scegliete l’opzione “Riavvia in Recovery” (al a domanda “Sicuro di voler riavviare in ClockworkMod Recovery?” clikkate su Ok). Il telefono si riavvierà spontaneamente e dopo qualche secondo apparirà una schermata con righe di comando di colore verde (in alto vedrete la scritta in bianco ClockworkMod Recovery v2.5.0.7). ATTENZIONE: l’instal azione di ROM manager non è sufficiente per andare in recovery. Per ulteriori dettagli si veda il capitolo dedicato a ROM Manager nella Parte IX – LE APPLICAZIONI PER IL
DESIRE.
−
3° LIVELLO (root eseguito, tabella di partizione modificata e hboot modificato); in questo caso la recovery è direttamente nel telefono (con ROM manager sia avvia ogni volta che decidete di andare in recovery). Per andare in recovery dovrete spegnere il telefono e riaccenderlo tenendo premuti il POWER+VOLUME – (9).
2.
Ora siamo in recovery.
Da questo momento sarà possibile navigare tra i menù della recovery solo mediante i tasti fisici, ovvero:
−
VOLUME + / VOLUME - o sfioramento DEL TRACKPAD per scorrere tra le voci;
−
pressione SUL TRACKPAD per scegliere un’opzione.
−
PRESSIONE sul tasto fisico BACK (INDIETRO) per tornare al menù precedente.
3.
Prima di analizzare la varie opzioni disponibili si tenga conto che alcune di queste, se selezionate, comportano l’esecuzione immediata di quanto descritto; altre invece conducono a sottomenù che consentono di tornare indietro se si dovesse aver scelto l’opzione sbagliata, ovvero richiedono ulteriori azioni prima che venga eseguito quanto descritto dalla riga.
4.
Analizziamo velocemente le varie opzioni disponibili:
a.
reboot system now: se si sceglie questa opzione, verrà immediatamente eseguito un reboot appunto del telefono.
b.
apply sdcard: update.zip: viene flashato il file update.zip (generalmente sempre presente nella root della microSD. Contrariamente a quanto si pensa, NON è il comando utilizzato per flashare una ROM, a meno che la ROM non sia stata scaricata e copiata nel a microSD e quindi rinominata “update.zip”. Ma –
onde evitare problemi di qualunque genere, è preferibile usare il comando “instal zip from sdcard”, descritto di seguito.
c.
wipe data/factory reset: ripristino alle impostazioni di fabbrica (operazione che sostanzialmente cancel a i dati del vostro account SUL telefono e azzera le impostazioni di lingua, tastiera ecc.). Parte del processo di ful wipe (consigliato quando sie deve/vuole fare una cosiddetta clean installation, ovvero (8)
Per fare un esempio, il nandroid backup non prende MENO di 7 minuti; altro caso: nel momento in cui il telefono, al termine di un ROM flashing
– dovesse bloccarsi in fase di boot, dovete assicurarvi di avere sufficiente carica residua per apportare gli opportuni correttivi/risolvere il problema.
(9) In alcune ROMs esiste la possibilità di effettuare una scelta di azioni tenendo premuto il tasto di accensione (POWER) per più di un secondo (con la Oxygen, per esempio avremo le seguenti “Opzioni telefono”: “Modalità silenziosa”, “Modalità aereo”, “Reboot”, “Spegni”; scegliendo l’opzione “Reboot” si avrà a disposizione l’ulteriore scelta tra: “Reboot”, “Recovery”, “Bootloader”. Per andare in recovery ovviamente si dovrà scegliere “Recovery”. Ciò farà riavviare il telefono come descritto al para 2, ma le righe di comando saranno arancione e non verde, perché viene avviata la CloxkworkMod Recovery v3x, installata quando si cambia l’hboot per poi modificare la tabella di partizione).
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quando si flasha una nuova ROM – di solito un upgrade della ROM che montate non richiede un “full wipe”, ma solo la pulizia della cache e della dalvik cache).
d.
wipe cache partition: consente il wipe (in inglese: cancel azione) del a cache.
e.
instal zip from sdcard: uno dei comandi più importanti ed usati, consente di flashare un file .zip contenuto nel a microSD. È l’opzione che consente – tra l’altro – di flashare quindi una ROM, un modulo radio, o un kernel precedentemente scaricati e copiati nel a sd. Una volta scelta questa opzione (con pressione sul trackpad), appare il sottomenù:
−
apply /sdcard/update.zip;
−
choose zip from sdcard;
−
Toggle signature verification;
−
Toggle script asserts.
Senza dilungarci in ulteriori spiegazioni, basti dire che per flashare un file (ROM, radio o kernel) si deve scegliere choose zip from sdcard; appare quindi la lista delle directories e/o files presenti nella root principale della microSD. Quelle scritte così “- nome/” sono directories; quelle scritte così “-
nome.estensione” sono files.
Se si sceglie una directory si entra nella relativa directory, se si sceglie un file partirà invece il processo di flashing del file selezionato. Una volta concluso, si dovrà ritornare al menù principale e scegliere reboot
system now. Il telefono si riavvierà, e…. ABBIATE PAZIENZA!!! L’inizializzazione della ROM può richiedere anche mezzora… A me non è durata mai più di 5-10’, ma molti utenti/devs parlano anche di tempi superiori, quindi non fatevi prendere dal panico, e soprattutto:
−
NON toccate il telefono cominciando a premere tasti all’impazzata;
−
NON STACCATE ASSOLUTAMENTE STACCATE LA BATTERIA, prima del a fatidica mezzora (questo è un altro motivo per cui è più che ooportuno avere una batteria carica prima di iniziare a smanettare con la recovery; rammento che quando si è in recovery, la connessione usb è disabilitata, e quindi il telefono non viene caricato).
Il primo segnale incoraggiante che vi dice che la procedura di flashing è andata a buon fine è l’accensione dei tasti fisici: dopo pochi secondi si avvierà la ROM, e a seconda che abbiate fatto o meno un factory reset, dovrete iniziare ad impostare il telefono come la prima volta che lo avete acceso subito dopo l’acquisto.
f.
La procedura di flashing di un modulo radio o di un kernel è analoga a quel a sopra descritta per la ROM, con alcune piccole differenze:
(1)
Flashing della radio:
−
Non è necessario fare alcun tipo di wipe;
−
Una volta terminata la fase di installazione (vi appare un messaggio “done” ), premete il tasto INDIETRO e fate un system reboot. La procedura prosegue con l’installazione fisica della radio, quindi il telefono si avvia normalmente. Dopo alcuni secondi dall’avvio della ROM, vedrete apparire il segnale telefonico e potrete verificare se la radio installata funziona meglio (o peggio…) di quel a precedente.
(2)
Flashing del kernel:
−
Flashate il kernel;
−
Una volta terminato il flash, fate un wipe del a cache;
−
Premete il tasto INDIETRO e fate un system reboot.
g.
backup and restore: come si desume dal nome, l’opzione consente di: (1)
Effettuare il backup di sistema (il cosiddetto “nandroid backup); scegliendo questa opzione si passa al sottomenù:
(a)
Backup: Scegliendo questa opzione inizia la procedura; vedrete apparire i seguenti messaggi:
−
Backing up boot…
−
Backing up recovery…
−
Backing up system… [uno dei sottoprocessi più lunghi]
−
Backing up data… [altro sottoprocesso lungo]
−
Backing up .Android.secure…
−
Backing up cache…
−
Backing up sd-ext… [solo nel caso abbiate una microSD partizionata con FAT ed ext
– a seconda del e apps instal ate nel a ext, il processo può durare di più o di meno]
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−
Generating md5 sum…
−
Backup complete!
A questo punto il telefono ritorna al menù principale del a recovery. Basterà quindi scegliere “reboot system now” e andare a verificare dove si trovano i files del backup, mediante un file manager. Per agevolarvi nella ricerca, andate su
sdcard/clockworkmod/backup e si vedrà una directory chiamata come segue: AAAA-MM-GG-HH.mm.SS.DD (10), contenente tutti i files creati in fase di backup. COPIATE
QUESTA CARTELLA SU PC, e prendente nota del percorso completo. In questo modo, qualunque sia il problema che abbiate con il telefono, basterà avere disponibilità della recovery e potrete ripristinare il telefono ad un momento in cui era perfettamente funzionante.
(b)
Restore: procedura inversa a quel a del backup; basta selezionare la cartel a del backup salvato precedentemente;
(c)
Advanced backup.
(2)
Fare il restore di un nandroid backup precedentemente fatto (vedasi il precedente sottopara f.1.(b)).
h.
mounts and storage: fa accedere ad un sottomenù che consente di effettuare alcune operazioni sul a microSD; può servire se avete bisogno di montare la sd per farla leggere al pc (consentendo quindi la copia di files senza uscire dalla recovery):
−
Collegate il telefono al pc;
−
Entrate nel menù “mounts and storage” e scegliete “ USB mount”;
−
Il pc dovrebbe vedere la sd; effettuate i necessari trasferimenti di files e quindi scol egate il telefono.
i.
advanced: opzioni avanzate: di queste opzioni, parleremo giusto delle due che possono essere più utili, o quantomeno servire più frequentemente, e cioè:
(1)
wipe dalvik cache (vedi glossario): operazione che, insieme con il data/factory reset” e il “wipe cache”, completa il “full wipe”, consigliato in fase di pre-installazione di una nuova ROM.
(2)
wipe battery stats: la sua funzione è quella di resettare l’indicatore di carica della batteria. Per maggiori dettagli vedasi la PARTE VI I – CALIBRAZIONE DELLA BATTERIA.
5.
Un doveroso cenno va fatto alle diverse versioni della recovery.
a.
La recovery può essere flashata in via temporanea o permanente.
(1)
Nel primo caso si dovrà installare ROM manager e procedere allo scaricamento successivo della recovery; per andare in recovery si dovrà quindi passare per ROM manager.
(2)
Nel secondo caso, la recovery viene installata direttamente nel boot del telefono, e per usarla si dovrà seguire la procedura seguente:
(a)
Spegnere il telefono;
(b)
Tenere premuti insieme VOLUME GIÙ e POWER fino alla riaccensione del telefono; (c)
Navigando mediante i tasti VOLUME, scendere fino al a voce “RECOVERY”;
(d)
Dare ok premendo il tasto POWER.
b.
Cosa cambia rispetto alle due procedure? Sostanzialmente nul a, a parte la versione del a recovery (con ROM manager, nella versione free, si avrà l’ultima versione stabile e che consente tutte le operazioni.
Esistono peraltro versioni successive (3.x e 4.x) che sono “mods” della versione ufficiale (magari sviluppate facendo il porting da altri telefoni, oppure specifiche per alcune ROMs), e delle quali, prima di installarle, è opportuno verificare che siano pienamente compatibili con le operazioni che si intendono far eseguire al a recovery.
c.
La cosa importante da sapere è che il nandroid backup eseguito con una versione raramente è compatibile con le altre, e quindi per sfruttarlo per un eventuale restore è opportuno usare la stessa versione della recovery usata per fare il backup.
(10)
AAAA: Anno, MM: Mese, GG: Giorno, HH: Ora, mm: Minuti, SS: secondi, DD decimi di secondo 21










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VIII – MINIGUIDE
1. PERSONALIZZAZIONE DEL SISTEMA
a.
Un metodo “automatizzato” per personalizzare il Desire consiste nell’impiegare un sw disponibile sul web a questo indirizzo.
b.
La procedura è abbastanza semplice. Si tratta solo di decidere cosa vogliamo modificare, se il tipo di icona del a batteria, gli emoticons, le icone di notifica nel a barra, i power buttons, i colori e sfondi della barra di stato, i fonts di sistema, l’animazione del boot, ecc. Potete pensare di cambiare tutto o parzialmente, o solo uno di questi componenti.
c.
È fondamentale tenere in considerazione – prima di impiegare questo tool – che la modifica si esplica in un file compresso che deve essere scaricato dal web, copiato su SD e flashato via recovery. Questo file può contenerne uno o più che vanno a sovrascrivere altrettanti files di sistema. Ciò significa che: (1)
l’unico modo per “annullare” le modifiche consiste nel ripristinare il sistema nella sua interezza (o con un ripristino di un nandroid backup o con un full wipe e reflashing del a ROM); (2)
prima di flashare il file prodotto dal tool è comunque opportuno provvedere a fare un nandoroid backup.
d.
Di seguito alcune schermate che danno l’idea delle possibili modifiche:
22









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2. CALIBRAZIONE DELLA BATTERIA
a.
Premesso che – nel Desire come in molti smartphones Android - è oramai assodato che il display è il principale responsabile della ridotta autonomia della batteria (insieme a un uso smodato degli widgets ed alla connessione alla rete sempre attiva), esiste una procedura che consente non tanto di migliorare la capacità della batteria quanto di resettare il sistema di monitorizzazione del livello di carica: la calibrazione del a batteria.
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b.
La batteria del Desire ha un sistema di protezione che evita che la batteria stessa raggiunga un reale 0%
di carica residua al fine di prevenire un danneggiamento irreparabile della batteria (le batterie al litio non dovrebbero mai raggiungere la scarica completa). A volte in particolare quando si usa la recovery, questo meccanismo di protezione tende a "credere" che il livello di carica massima della batteria sia quello presente al momento della operazione di flashaggio della ROM (esempio: il 70%); questo accade specialmente se state flashando con il cavo dati collegato per tenere in carica il cel e dopo il primo bootscreen. Con l'operazione di calibrazione si fa in modo di resettare il meccanismo di protezione della batteria e si dà alla stessa una più corretta lettura dei valori "reali" di carica residua (calibrazione appunto).
c.
COSA SERVE PER ESEGUIRLA? Per fare la calibrazione del a batteria serve il root e la disponibilità della custom recovery (quindi o ROM manager o la recovery installata mediante unrevoked) d.
QUANDO ESEGUIRLA? Diciamo che se la durata del a batteria scende vistosamente sotto la giornata (con un uso moderato), o se il telefono si spegne quando la carica residua (monitorabile mediante widgets) è ancora del 15-20%), è opportuno procedere ad eseguirla. In generale è consigliabile eseguirla ogni volta quando si flasha una ROM (che sia una ROM nuova o un upgrade di quel a che state usando).
Poi, finchè mantenete la vostra ROM non è necessario rifarla.
e.
Non serve (e non va comunque fatto) scaricare completamente la batteria, prima di eseguirla.
f.
LA CALIBRAZIONE COMPORTA RISCHI? Assolutamente nessuno, né per il telefono né per la batteria.
g.
PROCEDURA:
(1)
Accendere il cel ulare e connetterlo al caricabatteria (connesso alla rete di alimentazione e NON
al PC), tenendolo in carica finchè il led di carica non diventa verde (consiglio di lasciare il telefono con led verde almeno 10-20’).
(2)
Staccare il caricabatteria e spegnere il telefono.
(3)
Mantenendo il telefono spento, rimetterlo in carica finchè il led non diventerà di nuovo verde (11).
(4)
Disconnetere il telefono dal caricabatteria e fare il boot andando in recovery mode.
(5)
Dal menù recovery andare su “advanced" e quindi "Wipe Battery Stats".
(6)
Confermare "wipe battery stats"
(7)
Effettuare il reboot del telefono.
(8)
Procedura conclusa.
3. MONITORIZZAZIONE DEL TRAFFICO INTERNET
h.
Una del e preoccupazioni maggiori di chi possiede un terminale in grado di connettersi ad internet (e tutte le sue apps che ne possono richiedere l’accesso per recuperare dati dalla rete) è quella di poter gestire l’attivazione/disattivazione del a connessione in tutta sicurezza, evitando la connessione automatica.
i.
Il problema, in un certo senso, è un non-problema, a significare che comunque l’attivazione del a connessione dati è SEMPRE sotto controllo. In altre parole siamo noi che decidiamo se attivarla e se lasciarla costantemente attiva o meno, a patto di impostare correttamente il telefono. Vediamo allora come e cosa fare.
j.
Partiamo dal Manuale del Desire. A pag 25 vediamo le icone che sono eventualmente visuabilizzabili nell’area di stato del telefono. Analizziamo quelle che ci interessano per l’argomento di cui si parla.
(1)
Per parlare la stessa lingua identifichiamo la BARRA di stato e l’AREA di stato del telefono: BARRA DI STATO AREA DI STATO
Concentriamo l’attenzione nel’AREA di stato. In questa vedremo, in funzione di una serie di parametri, tutte le icone che ci forniscono le informazioni relative al segnale telefonico (quantità-
qualità) ed alla connessione dati (se attivata-quantità-qualità).
(11)
Una precisazione, al riguardo: se state eseguendo la procedura perché avete un problema di “battery draining”, e – a questo punto del a procedura – il led diventa subito verde, vuol dire che la calibrazione non era necessaria, e pertanto la riduzione repentina del a carica del a batteria è dovuta ad altri fattori. Se viceversa il led diventa arancione, al ora avrete conferma del fatto che la batteria necessita della calibrazione. Ciò è importante per determinare se per caso il draining è dovuto a settaggi particolari del kernel (nel caso sia un “custom”), o ad apps che lavorano a vostra insaputa.
24







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k.
Vediamo ora le icone di interesse.
(1)
Segnale telefonico:
SEGNALE PRESENTE (SOTTO COPERTURA DEL TUO OPERATORE)
SEGNALE PRESENTE (SOTTO COPERTURA DI ALTRO OPERATORE) - ROAMING
NESSUN SEGNALE
(a) Nelle reti telematiche e di telecomunicazioni il termine roaming (dall’inglese to roam=vagare, andare in giro) si può tradurre come rintracciabilità nel territorio e identifica l'insieme di procedure, normative e apparecchiature che permettono di rintracciare un terminale desiderato e di metterlo in comunicazione con l'utente chiamante all'interno di una stessa rete o tra reti di comunicazione distinte ma interoperanti. Il roaming viene utilizzato in particolare dagli operatori telefonici di telefonia cellulare per permettere agli utenti mobili di collegarsi tra loro eventualmente utilizzando anche una rete non di loro proprietà dietro una quota di pagamento all'altro operatore (12). Ciò può accadere ad esempio quando l'utente si trova al 'estero e l'operatore telefonico non possiede una rete propria ( roaming internazionale) oppure quando l'utente si trova nel paese di origine del 'operatore telefonico, ma questo non possiede una copertura totale del a nazione (in entrambi i casi l'operatore si appoggia su reti telefoniche appartenenti ad altri operatori, nazionali o esteri) oppure semplicemente quando l'utente destinatario appartiene alla rete di un altro operatore telefonico.
Attraverso il roaming, quindi, l'operatore consente all'utente la possibilità di utilizzare il servizio in tutta la nazione e oltre.
Quando ci si trova vicino al confine di un’altra nazione bisogna prestare particolare attenzione, perché può capitare che il telefono, non trovando copertura del proprio operatore vada a cercare un altro ripetitore telefonico e ne trovi uno della nazione confinante Questo tipo di roaming viene detto generalmente involontario. Se avviene ciò, l’utente è come se chiamasse da quella nazione, con tutte le conseguenze del caso (vedi nota 16).
Il roaming è una procedura di segnalazione tra reti mobili che presuppone obbligatoriamente un accordo di roaming (nazionale o internazionale) tra gli operatori di rete. Non è sufficiente che una determinata area geografica sia coperta da più operatori.
Ad ogni modo, anche se un'area geografica è coperta da più operatori con accordo di roaming l'utente può selezionare sul proprio terminale l'operatore preferito.
(b)
Per fare un esempio, con H3G o Fastweb (che è un operatore “virtuale” che sfrutta la rete H3G), si può, in territorio italiano, andare in roaming con TIM. Se ciò avviene (e dovrebbe avvenire automaticamente, nel momento in cui il telefono non prende la rete H3G, nel ’area di stato l’icona cambia da così a così .
Se ciò non dovesse avvenire, e non dovessimo avere segnale telefonico dell’operatore
“principale”, al ora l’icona diventerebbe così . In tal caso, se sappiamo che il nostro operatore ha accordi di roaming con altri operatori, possiamo tentare di cercare l’operatore di roaming andando in Impostazioni Wireless e reti Reti mobili
Operatori di rete. Selezionata quest’ultima opzione parte la ricerca delle reti, al termine del a quale appaiono le reti tecnicamente disponibili. Dico “tecnicamente”, perché non vuol dire che se ci appaiono I WIND, VODAFONE IT, 3 ITA e TIM, possiamo effettivamente selezionare quel a che vogliamo: dipende dagli accordi di roaming tra il nostro operatore e gli altri. Se avete un contratto H3G potete selezionare TIM (e quindi avreste segnale telefonico in roaming), ma se provate a selezionare I WIND o VODAFONE IT, il telefono vi direbbe che “la SIM non consente la connessione a questa rete”.
(12)
Questa quota, in caso di roaming nazionale viene pagata dal vostro operatore (cioè è inclusa nel a vostra tariffa). In caso di roaming internazionale, la pagate voi extra rispetto al a vostra normale tariffa. Infatti, se io chiamo qualcuno dal ’Italia verso l’estero, io pago in base al a mia tariffa, e chi risponde (se risponde) paga anch’egli, in base a tariffe specifiche per ogni operatore telefonico 25

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(c)
A questo punto entra in gioco l’opzione “Usa solo reti 2G” (si trova in Impostazioni
Wireless e reti Reti mobili). Se la selezionate vedrete che il telefono perde momentaneamente il segnale telefonico e poi lo riacquista. Cosa è cambiato? Che avete detto al telefono “non voglio usare la rete UMTS, ma solo quel a GSM”. Se il telefono perde il segnale e lo riprende dopo pochi secondi vuol dire che il vostro operatore opera sia in UMTS che in GSM. E succede che:
−
potete continuare a telefonare (e ricevere telefonate) pagando in base alla vostra tariffa;
−
il vostro telefono vi ringrazia perché smette di cercare di rimanere agganciato alla rete UMTS, con conseguenti benefici sulla batteria;
−
se andate in connessione dati, la navigazione sarà lentissima, per non dire impossibile.
(2)
Connessione dati.
(a)
Icone di interesse:
(b) Definizioni: − TACS: Total Access Communications System, è stato lo standard di rete cellulare di prima generazione (1G) ora dismesso in favore dei sistemi radio di 2^ e 3^
generazione;
−
GSM: Global System for Mobile Communications (in principio la sigla significava
“Groupe spécial mobile”), è lo standard 2G (2^ generazione) di telefonia mobile cellulare, tuttora il più diffuso del mondo;
−
UMTS: Universal Mobile Telecommunications System, è lo standard di telefonia mobile cellulare 3G (3^ generazione), evoluzione del GSM. In alcuni paesi è stato
“lanciato” con la sigla 3GSM, per mettere in evidenza la combinazione fra la tecnologia 3G e lo standard GSM di cui dovrebbe in futuro prendere
completamente il posto.
Queste definizioni concernono prevalentemente la telefonia vera e propria (telefonare ed inviare sms). Il Desire può operare sia in GSM che in UMTS. Le definizioni che seguono invece sono relative a trasmissione dati per la connessione a internet:
−
GPRS: General Packet Radio Service, è una delle tecnologie di telefonia mobile cellulare. Viene convenzionalmente definita di generazione 2.5, vale a dire una via di mezzo fra la 2^ (GSM) e la 3^ generazione (UMTS). Per essere più precisi, è un sistema cellulare progettato specificatamente per realizzare un trasferimento dati a commutazione di pacchetto e a media velocità su rete cellulare per agganciarsi alla rete Internet.
−
EDGE: Enhanced Data rates for GSM Evolution (nota anche come EGPRS –
Enhanced GPRS), è un'evoluzione del o standard GPRS per il trasferimento dati sulla rete cellulare GSM. Rispetto al GPRS consente maggiori velocità di trasferimento dei dati. Per quello che mi risulta gli unici operatori italiani ad utilizzare questo standard sono solo TIM e WIND.
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−
HSPA (13): High Speed Packet Access, è una famiglia di protocolli per la telefonia mobile cellulare che estendono e migliorano le prestazioni dell'UMTS (in termini di prestazioni apporta migliorie analoghe a quel e introdotte dall’EDGE sul o standard GPRS):
•
l' HSDPA (High Speed Downlink Packet Access) , per la trasmissione dati in downlink (cioè verso l'utente), che permette di aumentare la velocità di trasmissione raggiungendo la velocità teorica di 14.4 Mbit/s;
•
l' HSUPA (High Speed Uplink Packet Access), che viceversa permette di migliorare le performance di up-link (trasmissione dati verso la rete) fino a 5.76Mbit/s teorici.
(3)
Con un minimo sforzo potete adesso comprendere il significato delle icone relative alla connessione dati, senza che debba descriverla una per una. In sostanza, la presenza di una qualunque di queste icone indica che avete una connessione dati attiva (a prescindere dal tipo).
(4)
Il problema sorge quando ne vedete una di queste e non siete stati voi ad attivare la connessione dati. Vediamo allora come attivarla e disattivarla.
(a)
Attivazione connessione dati: Andate su Impostazioni Wireless e reti Reti mobili e spuntate la voce Dati attivati. A questa azione, dopo un tempo relativamente breve segue l’apparizione di una di queste icone (in funzione del vostro operatore e del a copertura). A partire da questo momento:
−
Potete navigare con il browser, andare sul market, effettuare l’aggiornamento di eventuali widget (come il meteo);
−
La capacità del a batteria inizierà a calare drasticamente (e voi non ci potete fare niente).
(b)
Disattivazione connessione dati: basta togliere il segno di spunta a Dati attivati. Se tutto funziona correttamente vedrete l’icona di connessione sparire dall’area di stato.
(5)
Divertendosi a scorrere le apps disponibili sul Market, se ne possono trovare alcune che consentono di velocizzare la procedura di attivazione/disattivazione connessione dati (dopo essere state opportunamente settate) senza dover ogni volta seguire quanto sopra descritto. Ne cito brevemente alcune:
−
Quick Settings Pro;
−
Juice Defender (a pagamento);
−
Extended Controls (a pagamento);
−
Free Power Widget;
−
2G-3G OnOff.
4. USO DI ADB/FASTBOOT
a.
Le informazioni sono state prese da AndroidWiki, un sito eccezionale per reperire informazioni su Android in generale. In questa miniguida fornirò le informazioni per un utente Windows. Chi vuole quelle relative a OS/X o linux può consultare il wiki.
b.
ADB (Android Debug Bridge) è un programma che si trova nel 'SDK (Software Development Kit) di Android . Permette di interagire con un dispositivo android collegato tramite USB. La sintassi dei comandi di adb la trovi su Android Debug Bridge | Android Developers .
c.
Unitamente ad ADB, con fastboot possiamo quindi smanettare a nostro piacimento.
È quindi un sistema che dovete conoscere.
d.
Per poterli usare al meglio è opportuno che rispolveriate un po’ alcuni vecchi comandi di MS-DOS (di cui trovate la lista qui e qui), perché le procedure di “smanetta mento” avvengono mediante il prompt di MS-DOS.
e.
Preparativi
(1)
Scaricate:
(a)
Android SDK (per windows scaricate pure la .exe); (b)
Driver ADB per chi usa Windows;
(c)
Fastboot (SOLO se non ce l'avete nella directory tools/ dell'SDK.
(13)
Recentemente l'HSPA è stato ulteriormente migliorato, introducendo nuove versioni indicate come HSPA Evolution (HSPA+), ed in grado di offrire velocità di accesso fino a circa 50 Mbps. Le prestazioni di più evolute rispetto al 'UMTS standard sono in gran parte dovute al 'uso di modulazioni numeriche più performanti ovvero con più alto numero di simboli.
27
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(2)
ADB e fastboot sono dei binari, utilizzabili da shell/prompt di msdos, che consentono di
"comunicare" con un telefono Android.
−
ADB funziona con android avviato o in recovery mode (in qualsiasi situazione ci sia un kernel avviato..);
−
FASTBOOT funziona quando il cel ulare è avviato in modalità fastboot (POWER+VOLUME
GIÙ).
Questi due binari si trovano nella directory tools/ dell'sdk android, perchè per poter essere usati nella shell o nei prompt, è importante essersi posizionati lì, o aver aggiunto la directory tools\ al vostro path. Nelle sezioni che seguono, vi spiegherò come farli funzionare e come aggiungerli al vostro path. In questa pagina qualche informazione base sull'uso di adb (c'è anche spiegato in modo veloce come configurarlo).
f.
Configurazione
(1)
Assicuratevi di aver attivato il Debug Mode nel vostro cel ulare, andando su Impostazioni>Applicazioni>Sviluppo>Debug USB;
(2)
Scompattate l'SDK in C:\ e rinominate la cartel a android in modo da avere il percorso C:\android\tools (per poter usare ADB e fastboot dovrete sempre essere in questa cartella) ; (3)
Se in C:\android\tools non è presente fastboot, scaricatelo dal sito htc e mettetelo in tools/; (4)
Scompattate lo zip contenente i driver adb per windows in C:\android; (5)
Collegate il telefono al PC (senza premere COLLEGA nella barra delle notifiche), vi chiederà di installare i driver, specificate il percorso dei driver, C:\android\usb_driver\x86 (o x86_64 se avete windows a 64bit). NON LASCIATE INSTALLARE I DRIVER AUTOMATICAMENTE a Windows.
(6)
Aprite il prompt di msdos (start>esegui>cmd) e digitate:
−
cd C:\android\tools
−
adb devices
Se il prompt vi restituisce:
List of devices attached
HT93YKF00480
device (ATTENZIONE: il codice alfanumerico è solo un esempio (14))
siete a posto. Se invece sotto "List of devices attached" non c'è niente, allora avete problemi di driver. Date un occhio qui o chiedete nel forum.
(7)
Come detto, per poter usare ADB e fastboot dovete sempre essere in C:\android\tools. Per evitare di dover digitare troppi comandi nella shell e usarli in qualsiasi punto del vostro file system vi troviate, li dovete “aggiungere” al vostro path:
−
Start, mettete il mouse su Risorse del Computer, cliccate sul tasto destro e scegliete Proprietà;
−
andate su Avanzate;
−
andate su Variabili d’ambiente: in questo riquadro, nella parte relativa alle variabili di sistema trovate path, il cui contenuto è una stringa di percorsi ciascuno dei quali è separati da un punto e virgola.
•
Selezionatelo e cliccate su Modifica;
•
in fondo alla stringa aggiungete il percorso della cartella tools dell SDK
( C:\android\tools nel nostro caso), stando attenti al punto e virgola (guardate il resto della stringa per capire!).
La procedura descritta in questo sottoparagrafo serve a semplificarvi la vita per quello che seguirà. Per farvi capire meglio, se prima di eseguirla volevate (per esempio) spostare un file (che chiameremo pippo, e che immaginiamo si trovi in C:\ ) nella SD del telefono, dovevate spostare il file pippo in C:\windows\tools", aprire il prompt, digitare cd C:\android\tools e poi adb push pippo /sdcard. Adesso invece si potrà evitare questa sequenza (lasciando pippo dove si trova), aprire il prompt, mettersi in C:\ e dare il comando push...
La sintassi dei comandi è particolarmente estesa. I comandi ADB consentono di gestire il telefono in modi che noi poveri mortali non possiamo neanche immaginare. Per rimanere sulla terra, riporterò di seguito solo quei comandi che possono servirci nella nostra emivita di semplici utenti, con l’aggiunta di esempi. L’argomento è particolarmente (14)
Ogni ditta produttrice di telefoni ha un ID particolare che identifica uno specifico telefono (nel formato SYSFS(USB Vendor ID), come riportato nel ’esempio cui fa riferimento questa nota.
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delicato, perchè ci mette nel e condizioni di danneggiare irrimediabilmente il telefono, quindi non limitatevi a questa miniguida, ma cercate bene in rete e studiate.
COMANDI GENERALI
PUSH: consente di COPIARE QUALUNQUE file IN UNA POSIZIONE QUALUNQUE (cioè si può scegliere) SUL telefono; SINTASSI: adb push <local> <remote>
PULL: consente di ESTRARRE QUALUNQUE file DA UNA POSIZIONE QUALUNQUE DEL telefono e copiarlo in una posizione QUALUNQUE su pc.
SINTASSI: adb pull <remote> <local>
INSTALL: consente di COPIARE ED INSTALLARE UN FILE .APK SUL telefono.
SINTASSI: adb install [-l] [-r] <file>
('-l' significa forward-lock l’applicazione)
('-r' significa reinstalla l’applicazione, mantenendo i dati)
UNINSTALL: consente di DISINSTALLARE un’app DAL telefono
SINTASSI: adb uninstall [-k] <package>
(‘-k' significa mantieni le directories dei dati e del a cache)
ALTRE OPZIONI:
(no option)don't touch the data partition
-w → pulisci la partizione dati
-d → flasha la partizione dati
SCRIPTING
adb wait-for-device → fermati fino a che il device è online
adb start-server → assicurati che ci sia un server attivo
adb kill-server → uccidi il server se è attivo
adb remount → rimonta la partizione /system sul device in “read-write”
flash <partition> [ <filename> ] → Scrivere un immagine in una partizione, dove partition è il nome della partizione e filename e il nome del file.
erase <partition> → Cancel are una partizione, dove partition è il nome della partizione.
boot <kernel> → Avvia il telefono utilizzando una certa immagine, dove kernel è il nome dell'immagine devices → Elencare i dispositivi connessi
reboot → Riavviare il telefono
reboot-bootloader → Riavviare in recovery mode
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IX – GLOSSARIO
A2SD+
A2SD+ è un’estensione del supporto nativo di Android Froyo 2.2 per installare le apps nella SD, ma virtualmente installa ogni app nella memoria esterna. Si può espandere lo spazio interno in base alle dimensioni del a partizione che si crea sulla memory card (perché per utilizzare A2SD+ si deve partizionare la SD in una maniera particolare). È
un’ottima alternative se la memoria interna del telefono ha dimensioni limitate. Molte ROMs includono il supporto a A2SD+.
AOSP
AOSP è l’abbreviazione di Android Open Source Project. Quando viene usata nel a descrizione di una ROM vuol dire che la ROM in questione è basata sul codice sorgente Android fornito da Google, a non su altri progetti o firmwares di società specifiche.
Bootloader
Il bootloader esegue codici prima che il sistema operative venga lanciato. Generalmente nei terminali Android il bootloader è bloccato perché I produttori del telefono vogliono che si usi la versione di Android fornita da loro. Con un bootloader bloccato non si possono flashare custom ROMs.
BusyBox
BusyBox è un’app che dà accesso a comandi aggiuntivi basati su Linux/Unix. Si può aver bisogno di BusyBox installata per eseguire alcuni tasks a livello di root, e alcune apps che richiedono accesso a livello di root possono avere bisogno di BusyBox installato. BusyBox è soprannominato “il coltellino svizzero di Linux”.
ClockworkMod Recovery
Si può pensare al Recovery Mode come al ’equivalente Android del BIOS di un computer (non è del tutto esatto, perchè l’HBOOT è più simile al BIOS del PC, ma l’immagine rende l’idea). In parole povere è menu di boot mostrato quando si avvia Android, che dà accesso ad alcune caratteristiche/possibilità come l’esecuzione di backups complete del telefono (Nandroid backups) o l’instal azione di custom ROMs. ClockworkMod è il recovery mode più famoso, e viene instal ato con l’app ROM Manager.
CyanogenMod or CM
CyanogenMod, spesso abbreviata CM, è una versione custom di Android vanilla. È una delle custom ROMs Android più famose. Tra le altre cose aggiunge un mucchio di opzioni e caratteristiche particolari.
Dalvik & Dalvik cache
Dalvik è il nome della Virtual Machine (VM) in Android, ed è la base – su questa piattaforma – per l’esecuzione del e apps (con l’estensione .apk). Prima che le apps vengano lanciate vengono convertite nel formato compact Dalvik Executable (.dex), sviluppato per consentire l’esecuzione di sw in sistemi che hanno limiti in termini di memoria e velocità del processore. La Dalvik è stata originariamente sviluppata da Dan Bornstein, che ha chiamato così il suo sw traendo il nome dal paese natale dei suoi antenati (Dalvík in Eyjafjörður, in Islanda).
La Dalvik cache è semplicemente la cache usata da Dalvik, ed è il risultato del ’ottimizzazione – da parte di Dalvik –
del e apps in esecuzione. Alcune ROMs Android consentono lo spostamento del a Dalvik cache nel a SD, per liberare memoria interna.
Data2SD / D2EXT / D2SD
Se una ROM supporta data2SD, D2EXT, o semplicemente D2SD, significa che la cartella /data contenuta nella memoria interna del telefono Android può essere spostata nella SD. Pur essendo una buona cosa (perchè libera spazio prezioso per apps, si ritiene che la presenza di /data nel a SD rend ail telefono un po’ più lento.
D2ext è un’abbreviazione per dire “data to the extended file system”. Richiede la presenza di una particolare partizione sul a SD.
Deodexed
Quando una ROM è “deodexed”, significa che le apps in essa contenute sono state “preparate” per essere modificate (le ROMs Deodexed contengono apps “re-impacchettate” in un modo particolare). Le applicazioni Android, contengono files .odex che gli sviluppatori (si suppone) usano per salvare spazio. Gli .odex vengono estratti dai pacchetti delle apps e messi nella cartella /system del telefono per velocizzare il processo di boot precaricando parti delle apps stesse. Questo processo comunque rende la modifica del e apps piuttosto difficile, perché sono state estratte in altre locazioni. Deodexing significa che tutti i pezzi di un’app vengono rimessi insieme in un unico pacchetto. Laddove un’app venga modificata ci potrebbero essere conflitti con parti di quel ’app che sono dislocate in altre posizioni, quindi il deodexing ne consente la modifica ed evita conflitti. Gli sviluppatori di ROMs custom scelgono di fare il deodex dei pacchetti di apps in esse contenute, anche perché in questo modo possono modificare vari .apk, il che rende possibile la creazione di temi dopo che la ROM è stata installata.
DSPManager
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È un’app “equalizzatore” che può essere inclusa in una custom ROM dagli sviluppatori Android.
EXT2/3/4
Si riferisce alle partizioni (ext2, ext3, e ext4) in cui si può dividere la SD (oltre al a partizione FAT). Sono file system
“estesi” per Linux che possono essere ovviamente usati da Android, generalmente come memoria “aggiunta” per le apps. Molte ROMs Android richiedono la presenza di una di queste partizioni sulla SD. Ext2 è il file system più vecchio, ext4 il più nuovo. Si ritiene che la ext4 sottoponga la SD ad uno sforzo particolare, a causa del e numerose operazioni di scrittura su di essa. Per usare uno di questi file systems bisogna creare una partizione speciale sulla SD (I metodi più comuni sono mediante il ClockworkMod recovery o G Parted).
Fastboot
Una definizione tecnica del fastboot può essere: un protocollo usato per aggiornare direttamente il “flash file system” via USB in devices Android”. Essenzialmente è un menu di boot dal quale si possono eseguire alcune operazioni prima che Android venga eseguito. Sul ’HTC Desire si può accedere al fastboot premendo contemporaneamente (da telefono spento) I tasti fisici di Accensione e Volume Giù.
Firmware
Il firmware di un telefono è essenzialmente il suo sistema operativo. Un aggiornamento firmware significa quindi che il sistema operativo viene aggiornato. “Stock firmware” si riferisce ad un sistema operativo ufficiale e non modificato. In altre parole è la versione del sistema operativo rilasciata dal produttore del telefono.
Flash and flashing
Flashare una custom ROM, o un firmware, significa installarla. Quindi il flashing è il processo di installazione di una nuova versione del sistema operative o di una parte di esso come il modulo Radio, ovvero il kernel. Il processo viene eseguito generalmente in Recovery Mode.
HBoot
L’HBoot – che viene caricato non appena il telefono viene acceso – è responsabile per il controllo e l’inizializzazione dell’hardware e del sistema operativo del telefono. Può essere usato per flashare rilasci ufficiali di sw. L’HBoot può essere paragonato al BIOS di un computer.
IME
Questo acronimo significa Input Method Editor, in altre parole “tastiera a schermo”.
Kernel
Il kernel è il componente centrale di molti sistemi operativi: è una sorta di ponte tra le applicazioni e la processazione dei dati svolta a livello hardware. I kernels Android sono spesso modificati per diversi motive, come per esempio l’overclocking del processore o l’estensione della durata della batteria. Le custom ROMs di solito includono un loro kernel, ma se ne possono flashare altri (purché compatibili).
Linux
Si riferisce ai sistemi operativi per computer basati su Unix, che usano il kernel Linux. Il nome “Linux” deriva appunto dal relativo kernel, originariamente scritto nel 1991 da Linus Torvalds. Android è un sistema operativo per periferiche
“mobili” basato su Linux.
MIUI ROM
La MIUI è una versione di Android pesantemente modificata da un team di sviluppatori cinesi, ed è uscita intorno a Settembre 2010. La MIUI ingloba il meglio delle interfacce Froyo, Samsung e iOS (Apple), e trasforma i vari elementi in qualcosa di unico. Molti sviluppatori hanno rilasciato le loro versioni della MIUI, e la ROM è disponibile per diversi devices (Desire incluso). Oltre a XDA e il website ufficiale (in cinese) c’è un forum dedicato (vedi qui).
Nandroid & Nandroid backups
Nandroid consente a chi abbia accesso alla root (ovvero diritti di amministrazione) di effettuare un backup completo del sistema (Nandroid backup). Il Nandroid backup può essere richiamato ogni volta che si vuole (magari per fare un restore del telefono in caso di brick). È opportuno crearne uno ogni volta che si effettuano modifiche al sw (flash di una ROM). Si effettuano via recovery mode. Viene creata un’istantanea del sistema operativo (un unico file), che può essere salvata su computer.
Odexed
Vedi Deodexed.
Radio
È un modulo che gestisce le comunicazioni. Che invia e riceve voce, dati e segnale GPS. Flashare una radio può migliorare quindi la ricezione (ovvero peggiorarla). Si flasha via Recovery Mode, al pari di una ROM.
Radio interface layer (RIL)
L’abbreviazione sta per Radio Interface Layer. È quindi un’interfaccia tra I servizi del telefono e l’hardware “radio”.
RC
Release Candidate (generalmente di una custom ROM), ovvero una versione Beta in fase di sviluppo e modifica,
“candidata” per diventare la Final Release.
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Recovery Mode
È un menu a cui si accede generalmente mediante ROM Manager che consente operazioni come Nandroid backups, partizione della SD, pulizia della cache e della Dalvik cache, installazione di custom ROMs, moduli Radio, kernels, ecc.
ROM Manager
Si tratta di un’app molto popolare tra gli utenti che hanno il root. Consente di installare la ClockworkMod Recovery, di installare ROMs dal a SD, di eseguire backups ed anche di scaricare nuove ROMs via OTA (alcune funzionalità sono implementate solo nella versione a pagamento, ma già la versione free offre molte caratteristiche utili).
Root
Quando si parla di root ci si riferisce ai diritti di amministrazione sul sistema. Il root user (o superuser) è quindi l’utente che ha diritti di amministrazione.
S-OFF (security off)
Sull’HTC Desire ed altri terminali Android c’è una sorta di “sicurezza”. Viene chiamata @secuflag, e controlla se il telefono ha la NAND bloccata o meno. S-ON (security on) impedisce la lettura/scrittura delle partizioni /system e /recovery, bloccando azioni a livello di root (di amministrazione) direttamente dal telefono.
Si può disabilitare (permanentemente o temporaneamente) questa misura di sicurezza, andando quindi S-OFF
(security off), sebbene la procedura di S-OFF possa comportare un brick del telefono (caso peggiore).
SetCPU
Altra app piuttosto popolare, che consente l’overclocking e/o l’underclocking del processore del telefono, rendendolo più veloce o più lento. Richiede il root.
SuperUser
Android è un sistema operativo basato su Linux, e in Linux si parla di accesso root. Quando “si fa il root” del telefono si ottiene l’accesso superutente (superuser). Il superutente, o utente root, è una sorta di account con diritti di amministrazione sul sistema. SuperUser è anche il nome di un’app che consente di garantire o negare privilegi di superuser a determinate apps che ne fanno richiesta (come ROM Manager).
Terminal and Terminal Emulator
Terminal Emulator, o solo Terminal, è un’app che consente agli utenti di eseguire comandi da una shel di comando.
L’app emula un terminale Digital Equipment Corporation VT-100, ed è particolarmente utile sia per i programmatori che per gli utenti superuser. In essa si eseguono tipici comandi linux; per esempio: “su (che da diritti di amministrazione) a2sd cachesd” (che muove la dalvik cache nella SD).
Titanium Backup
Titanium Backup è considerata la migliore app per l’esecuzione di backup per utenti root. Consente di eseguire backups di singole apps, dei loro dati, ovvero delle apps e dei dati di sistema. Contrariamente al Nandroid backup (che crea un singolo grande file), Titanium Backup crea tanti files quante sono le apps (e relativi dati) che si vogliono backuppare.
Zipaligned
Zipalign è un tool che ottimizza il modo in cui un .apk viene pacchettizzata. Permette ad Android di interagire con l’app in maniera più efficiente, rendendo di conseguenza l’app e tutta la ROM più veloce. Le apps Zipaligned vengono lanciate più velocemente ed esse usano una minore quantità di memoria RAM.
WWE
Significa “World Wide English”, e di solito significa che quella ROM è basata su un firmware “World Wide English”.
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X – I TRUCCHI DEL NONNO
Questa sezione è dedicata a “pillole” di informazioni (che ovviamente è sempre e comunque opportuno approfondire mediante ricerche sul web), che possono aiutare nella risoluzione di piccoli problemi.
AMOLED o SLCD?
Se volete sapere se il display del vs. Desire è AMOLED o SLCD avete due modi: 1.
Guardate sul retro della scatola (non l’avete buttata, vero?): se NON trovate la dicitura AMOLED, al 99,99% il vs. Desire è SLCD (tanto semplice quanto stupido).
2.
Posizionate un comune lentino da ingrandimento su un’area bianca del display: se notate dei sottopixel RBG
(cioè rossi, gialli e blu) il vs display è AMOLED.
AUMENTARE LA CAPACITÀ DELLA BATTERIA
L’accorgimento per migliorare l’autonomia del Desire più semplice e veloce consiste nella regolazione manuale del a luminosità del display (è ormai assodato che questo è il principale responsabile di una veloce diminuzione del a carica della batteria) Il Desire è dotato di un sensore di luminosità del display che funziona in base al a quantità di luce che colpisce il display. Generalmente il sensore tende ad aumentare la luminosità anche quando non necessario. Ergo, la cosa da fare è disattivare il sensore di luminosità e regolare la luminosità manualmente: andate su
[ Impostazioni/Display/Luminosità] e:
−
Togliete il segno di spunta a “Luminosità automatica”;
−
Regolate la luminosità più o meno a metà della barra. Posizionate la barra colorata più o meno a metà (in base al gusto personale).
Anche in questo modo il display sarà sempre più che visibile.
NON RIUSCITE A CONNETTERVI ALLA CONNESSIONE DATI O A MANDARE UN MMS
Se dopo aver flashato una ROM non riuscite a connettervi alla rete (in connessione dati) o a mandare mms, molto probabilmente il problema è legato al fatto che la ROM è settata per usare un APN unico sia per la connessione che per gli mms. Dovete quindi separare gli APNs:
−
Procuratevi i settaggi degli APNs in base al vostro operatore telefonico;
−
Andate in [ Wireless e reti/Reti mobili/Nomi punti di accesso] e cancellate tutti gli APNs (per farlo dovete entrare in ciascun APN, premere il tasto Menù e quindi “Elimina APN”);
−
Premete il tasto Menù e scegliete “Nuovo APN”, impostando tutti i parametri per l’APN deputato alla connessione dati (importante: alla voce “Tipo APN” bisognerà scrivere “default”, senza le virgolette) e salvando l’APN (premete il tasto “Menù” e scegliete “Salva”);
−
Ripetete la medesima procedura per l’APN deputato all’invio/ricezione mms (alla voce “Tipo APN” dovrete scrivere “mms”, senza le virgolette).
CALCOLI DA ESEGUIRE PER PARTIZIONARE CORRETTAMENTE UNA SD
Se si vuole dividere una SD con due partizioni FAT ed ext, è assolutamente necessario procedere creando PRIMA la partizione FAT e POI la ext. Ora, se si è in grado di quantificare esattamente la partizione FAT, il gioco è fatto. Come si fa quindi a calcolare le dimensioni in MB della FAT?
In informatica 1GB=1024MB. I casi più comuni sono ext=512MB, ext=1024MB ed ext=2048MB. Quindi, ipotizzando di avere una SD da 8GB, si deve fare:
−
Ext = 512MB:
•
1024MB x 8GB = 8192MB
•
8192MB – 512MB = 7680MB ← QUESTA È LA DIMENSIONE DELLA FAT
−
Ext = 1GB:
•
1024MB x 8GB = 8192MB
•
8192MB – 1024MB = 7168MB ← QUESTA È LA DIMENSIONE DELLA FAT
−
Ext = 2GB:
•
1024MB x 8GB= 8192MB
•
1024MB x 2= 2048MB
•
8192MB – 2048MB = 6144MB ← QUESTA È LA DIMENSIONE DELLA FAT
Una volta creata e formattata la partizione FAT, la restante porzione potrà essere creata e formattata come ext senza preoccuparsi di modificare le dimensioni.
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LA ROM NON ENTRA NELLA TABELLA DI PARTIZIONE
Le custom ROMs hanno dimensioni diverse. Generalmente entrano tutte nel a tabel a di partizione stock, ma esistono tabelle di partizione le cui partizioni /system /data e /cache sono state rimodulate per meglio attagliarsi alle ROMs stesse. Senza eccezioni, tutte le tabel e di partizione hanno:
−
la partizione /system più piccola di quella stock;
−
dedicano meno spazio alla partizione /cache (tranne la tabel a N1);
−
dedicano più spazio alla partizione /system (che è l’obiettivo primario del e tabel e modificate).
Come noto la /system è quella dove va il sistema operativo. Può capitare che – nel corso del tempo – una ROM
sviluppata per entrare nella tabella di partizione ad hoc (per esempio la Oxygen) assuma dimensioni superiori alla capacità della tabella medesima. Ciò comporta la necessità di:
−
cambiare di nuovo tabel a di partizione;
−
modificare la ROM, ovvero ridurne le dimensioni per garantire la sua corretta installazione.
Il primo sistema è stato descritto nel a Parte VI . Il secondo è molto più semplice, e può essere adottato per evitare di dover procedere al cambio del a tabel a di partizione (ma non sempre funziona, se la ROM comincia ad assumere dimensioni notevoli).
Supponiamo di voler flashare l’ultima versione di Oxygen. Una volta scaricato il file vediamo che la sua dimensione non compressa è di 93.958.341 bytes. Se abbiamo ancora la tabel a di partizione originaria di oxygen, sicuramente la ROM non riuscirà ad installarsi, in quanto la /system è di 90MB. Se non vogliamo cambiare tabella, allora dobbiamo eliminare qualche file.
Vediamo innanzitutto COME farlo: si apre il file con un qualunque software di compressione (nell’esempio uso winrar), si seleziona il file che si vuole eliminare e si preme il tasto Canc/Del. Analogamente, se volete sostituire un file con un altro, basta aprire il file .zip ed inserirci direttamente quello che lo sostituisce. ATTENZIONE: non dovete assolutamente decomprimere il file .zip, procedere all’eliminazione dei files che volete togliere (o all’inserimento) e poi ricomprimere la ROM.
Che cosa togliere, allora? Analizziamo innanzitutto la struttura standard di una ROM pre-installazione: Lasciamo perdere la cartel a “META-INF”. Entriamo invece nella “system”: Le cartelle nelle quali possiamo intervenire senza particolari rischi sono: app, media e tts.
−
app: la cartel a contiene tutte le apps del a ROM. La struttura è la seguente: 34




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Ogni file che si elimina da qui comporta ovviamente l’indisponibilità di una funzione particolare una volta installata la ROM. Ce ne sono alcuni non necessari e che possono in ogni caso essere rimpiazzati da altre apps.
Esempi:
•
Email.apk (client email di android – può essere eliminato senza problemi perché è comunque disponibile il client di posta di gmail)
•
FM.apk (radio FM – se lo togliete non avrete la radio FM)
•
Gallery3D.apk (visualizzatore di immagini – può essere sostituito con altro visualizzatore)
•
Gmail.apk (client email di google; client di posta di google, in alternativa a email.apk; togliendolo, lo si potrà comunque scaricare dal market)
•
Launcher2.apk (launcher di default – ATTENZIONE: lo si può togliere ma lo si dovrà sostituire con un launcher alternativo, come – per esempio - zeam).
Nel nostro caso immaginiamo di togliere solo Email.apk. FM.apk e Gmail.apk.
−
media, all’interno del a quale troviamo:
In ogni sottocartella ci sono i suoni di sistema. Volendo si possono eliminare quelli che non piacciono.
ATTENZIONE: la completa eliminazione dei files contenuti in una di queste sottocartelle comporterà l’indisponibilità di suonerie per le varie funzioni. Al contempo, è possibile (una volta installata la ROM) selezionare un file ogg o mp3 contenuto nella SD come suoneria, ma si suggerisce di lasciare almeno un file in ogni cartella, ovvero di inserirne uno a proprio piacimento (possibilmente di dimensioni ridotte).
−
Tts
Questi sono i files relativi alla funzione Text To Speech (TTS). Se non si usa la funzione, possono essere tranquillamente eliminati.
Eliminando i files sopradescritti la dimensione non compressa della ROM diventa di 83.132.284 bytes, quindi sicuramente sufficiente per entrare nella tabella di partizione originaria di Oxygen.
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